Credito alle imprese: in calo i prestiti bancari

di Barbara Weisz

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Malgrado le iniezioni di liquidità della BCE, sono diminuiti i prestiti bancari e ne risente il credito alle imprese: l'analisi CGIA Mestre e le attese per il QE.

Con le ultime operazioni TLTRO della BCE, alle banche italiane sono andati 94 miliardi di euro, ma il credito alle imprese ha registrato una contrazione di 13,2 miliardi di euro: i calcoli sono della CGIA di Mestre, che si augura risultati migliori dall’operazione di QE (Quantitative Easing) con cui l’istituto centrale europeo si è impegnato ad acquistare titoli pubblici e privati per 60 miliardi di euro al mese.

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I dati si riferiscono alle tre operazioni TLTRO (rifinanziamenti BCE alle banche finalizzati a incrementare i prestiti all’economia reale, imprese in primis, per risolvere il problema dell’accesso al credito) di settembre 2014, dicembre 2014 e marzo 2015 (è esclusa, quindi, l’operazione di giugno 2015). Ma, come spiega Giuseppe Bortolussi:

«nonostante le iniezioni di liquidità messe sul mercato dalla BCE i soldi arrivano alle famiglie con il contagocce, mentre il rubinetto del credito alle imprese continua a rimanere chiuso».

I dati indicano che nonostante le immissioni di liquidità nel sistema, i finanziamenti bancari in Italia, da agosto 2014, sono diminuiti di 9,8 miliardi di euro (-13,2 mld alle imprese e +3,4 mld alle famiglie). Con il QE avviato a marzo 201, la BCE dovrebbe erogare fino a settembre più di mille miliardi di euro, di cui circa 150 in Italia.

«L’obiettivo è ridare liquidità al nostro sistema economico che negli ultimi tre anni ha subito una contrazione nell’erogazione del credito del 9,2% che, in valore assoluto, corrisponde a una riduzione dei prestiti pari a quasi 91 miliardi di euro. Si pensi che nell’ultimo anno lo stock degli impieghi è diminuito di ben 24 miliardi di euro».

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Il problema, spiega il segretario della CGIA di Mestre, è che negli ultimi anni, complice la crisi e i conseguenti rischi legati all’aumento delle sofferenze bancarie, gli istituti di credito hanno privilegiato gli investimenti in titoli di stato: fra ottobre 2011 e marzo 2015 «la quantità di titoli di stato italiani detenuti dalle banche residenti nel nostro paese è pressoché raddoppiata». Tre anni e mezzo fa gli asset governativi in possesso degli istituto di credito ammontavano a 208,6 miliardi di euro, mentre nell’ultima rilevazione hanno toccato i 415,5 miliardi di euro.

Anche queste operazioni, comunque, hanno un risvolto positivo: «a seguito di questi copiosi investimenti nei titoli di Stato ci siamo riappropriati del nostro debito pubblico, che nel 2011 era per il 44% nelle mani degli investitori stranieri», quota ora scesa al 34%.

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