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Debiti PA: ancora in cerca di soluzione

di Francesca Vinciarelli

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Ritardo pagamenti PA, ancora attesa per i decreti che sbloccheranno i crediti vantati dalle imprese e intanto si discute su cinque punti: pro soluto o pro solvendo; compensazione crediti; certificazione del debito; utilizzabilità della certificazione; tempi burocratici.

Il Governo sta cercando di risolvere il problema del ritardo nei pagamenti dalla PA, ma i decreti sui debiti della Pubblica Amministrazione preannunciati dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli e dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera tardano ad arrivare.

Tra i problemi per la definizione dei quattro decreti (tre del MEF e uno del Ministero dello Sviluppo Economico) c’è il fatto che le soluzioni proposte dal Governo per arginare il ritardo nei pagamenti dalla PA e garantire alle imprese un rapido sblocco dei crediti vantati nei confronti della PA non piacciono ai rappresentanti di Confindustria, Rete imprese Italia e CNA.

Questa ha reso noto, per voce del segretario generale, Sergio Silvestrini, di ritenere «insufficienti le soluzioni a cui il Governo sta lavorando per affrontare il grave problema dei ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni».

Silvestrini ha spiegato: «siamo consapevoli delle rigidità derivanti dai vincoli del bilancio pubblico e dal quadro legislativo vigente, ma una situazione straordinaria richiede soluzioni concrete al di fuori dell’ordinario capaci di generare effetti reali sulla liquidità delle piccole imprese, messe a dura prova dall’ingorgo delle scadenze fiscali delle prossime settimane. Non esistono alternative, la pubblica amministrazione onori i debiti o consenta la totale e piena compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi».

Dunque, ha concluso, «non può subire rallentamenti l’adozione della direttiva sui termini di pagamento e l’introduzione dell’IVA per cassa, per non indebolire ulteriormente la resistenza delle imprese».

A fronte di questa situazione il Governo ha indetto una riunione tecnica volta a raggiungere l’indispensabile intesa politica chiesta dal Presidente del Consiglio Mario Monti.

In ogni caso il presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, assicura che saranno brevi i tempi tra la definizione dei decreti attuativi sui debiti della PA e lo sblocco della liquidità delle imprese.

Anche se ancora non si sa quale « sarà la versione definitiva dei decreti, io credo ci vorrà poco tempo. Noi abbiamo già raggiunto un accordo con le associazioni delle imprese, accordo che dovrà essere rimodellato rispetto al testo finale dei decreti, con l’obiettivo di trovare la forma il meno costosa possibile per le imprese per avere anticipati questi crediti, i tempi ci auguriamo che siano rapidissimi, poi le banche dovranno avere un po’ più di pazienza per riscuotere finalmente dalla pubblica amministrazione» ha aggiunto il presidente ABI.

Punti critici

Ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere per la definizione dei decreti sui debiti delle PA, la cui approvazione da parte di Bankitalia e dei presidenti di Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative e ABI è attesa per il 21 maggio, mentre l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare il 22.

In primis c’è la questione dell’anticipo da parte delle banche con la modalità “pro solvendo“: il Governo assicura copertura con il Fondo di garanzia PMI, ma le imprese chiedono che almeno una parte dei crediti venga sbloccata con la modalità del “pro soluto” in modo che non debba essere garantita la solvibilità del debitore ceduto.

Altro punto cruciale è rappresentato dai limiti alle compensazioni dei crediti: le imprese chiedono che sia possibile compensare non solo i debiti con lo Stato iscritti a ruolo, ma anche i debiti contributivi e assicurativi.

Si discute poi sulla modalità di certificazione del debito, se al lordo come caldeggiato dalle imprese, o al netto della compensazione come proposto dal Governo; sulla non utilizzabilità della certificazione ai fini di azioni esecutive nei confronti della PA, criticata dal Confartigianato; sull’abbreviare dei tempi burocratici, con la possibile nomina di un commissario ad ACTA nel caso in cui la PA non risponda entro 60 giorni alla richiesta di rimborso.