Allarme BCE sulle PMI e microimprese d’Italia

di Barbara Weisz

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Report BCE sulle PMI d'Europa e soprattutto d'Italia, regno delle microimprese dalla scarsa produttività, dovuta a difficile accesso al credito, prestiti impossibili, spread eccessivi, gap di competenze e innovazione, investimenti insufficienti nel capitale umano.

Il report di luglio della BCE dedica al sistema delle piccole e medie imprese un capitolo privilegiato, dal quale emerge che l’Italia è fra i paesi europei a maggior densità di PMI – insieme a Spagna, Portogallo e Grecia, guarda caso i paesi che più hanno risentito della crisi – che tuttavia registrano una produttività inferiore delle grandi aziende, in modo particolare tra le microimprese fino a 9 addetti.

Ciò dipende da diversi fattori, in primis il difficile accesso al credito bancario: l’Italia è fra i paesi in cui le PMI fanno più fatica a ottenere un prestito insieme ai Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna).

=> Accesso al credito PMI, Italia peggiore d’Europa

Un fenomeno acuito da probelmi strutturali del sistema economico-finanziario interno e dalle tensioni sugli spread (il costo del finanziamento): una PMI paga un prestito 150 punti base in più di una grande azienda.

In questo l’Italia è meglia nera: a inizio 2006 lo spread fra tassi delle PMI e delle grandi aziende era ovunque compreso fra 50 e 100 punti ma poi quelli italiani hanno subito un picco a inizio 2010 ed un altro a metà 2012 registrando nel tempo una forte instabilità a dispetto di paesi stabili in uqesto senso, come la Germania.
A tutto ciò si aggiungono importanti lacune delle micro-imprese:

  • competenze del personale,
  • dimensioni del capitale,
  • dinamismo tecnologico,
  • investimenti per dipendente.

PMI: Italia vs. Eurozona

Lavoro: in Italia le PMI rappresentano l’80% dell’occupazione (10 punti in più rispetto della media UE). Percentuali più alte si riscontrano solo in Grecia, 85%, e a Cipro, 82%. Subito dopo Portogallo, 79%, Estonia, 78%, Spagna, 76%. La Germania è al 62%, la Francia al 64%.

Valore aggiunto prodotto: in Italia è al 69% nella media di Eurolandia ma con 4 paesi davanti: Grecia, 70%, Cipro, 76%, Lussemburgo, 71%, ed Estonia, 73%.

Microimprese (fino a 9 dipendenti): la quota italiana sul totale delle PMI è al 95% a parimerito con Malta e seconda solo alla Grecia, 97% (media UE 92%). La produttività è bassa in tutta Europa (71% contro il 91% delle piccole aziende fra 10 e 49 dipendenti, il 110% delle medie imprese fra 50 e 250 dipendenti e il 131% delle grandi imprese. L’Italia vanta la maglia nera, avanti solo a Grecia e Portogallo. Di contro, la Germania ha una percentuale di microimprese più bassa delle medie europea ma con una produttività più alta.

=>Leggi le indicazioni del Garante delle PMI per tutelare le imprese

Stime e ricetta BCE

Per la Banca Centrale Europea le PMI – anche italiane – diventano dunque una priorità per le politiche economiche europee (99,8% delle aziende dell’area Euro), perchè giocano un ruolo chiave in Europa per creazione di lavoro e di valore aggiunto, e soffrono maggiormente nei paesi più colpiti dalle tensioni della crisi finanziaria.

L’analisi generale della situazione economica contenuta nel bollettino di luglio non vede tensioni sui prezzi e prevede una politica monetaria “accomodante finché necessario”, per sostenre la ripresa dell’economia nel prosieguo del 2013 e nel 2014 (approfondisci).

Il mercato del lavoro resta debole, ma dal secondo semetre 2013 inizierà una moderata ripresa, grazie soprattutto alla dinamica delle esportazioni ma anche a una domanda interna sostenuta dalle politiche monetarie e dall’inflazione bassa.

I rischi per Eurolandia sono visti al ribasso ma uno dei fattori critici, oltre alla congiuntura internazionale, restano le riforme, su cui i governi devono perseverare (fisco, conti pubblici, lavoro) per alimentare la crescita. Commissione Europea e BEI devono invece individuare ulteriori investimenti che dividano il rischio (leggi qui), mentre le banche centrali dovranno assicurare la stabilità dei prezzi.