Risparmio gestito: cautela sul futuro dell’euro

di Barbara Weisz

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Cautela tra gestori finanziari sull'unione fiscale di Eurolandia: l'indagine Aviva Investor sul futuro dell'euro e sulle conseguenze per risparmiatori e aziende.

Nessun Paese uscirà da Eurolandia nel 2012, ed entro i prossimi dieci anni l’Europa della moneta unica raggiungerà l‘unione fiscale. Non è una dichiarazione di intenti rilasciata dalle istituzioni europee in questi giorni particolarmente critici per la crisi del debito, dovuta in parte anche alla pioggia di tagli ai rating di S&P, ma l’opinione di molti gestori finanziari.

Il futuro dell’euro

Anzi a pensarla così è la maggioranza dei 188 gestori interpellati nell’ambito di un’indagine di Aviva Investor sul futuro dell’euro, un tema centrale sia per i risparmiatori sia per le aziende. Fra l’altro in questi giorni ci sono diversi economisti che, fra le proposte anti-crisi, pensano a una possibile svalutazione della moneta unica, utile ad esempio per le imprese dell’export.

L’opinione dei gestori finanziari

Tornando ai risultati della ricerca di Aviva, va però detto che anche i gestori pessimisti non mancano: il 41% si aspetta che alcuni Paesi possano uscire da Eurolandia nei prossimi dieci anni. Ma solo il 23% ritiene che un eventuale uscita dall’euro possa avvenire in questo 2012. Dunque, sull’anno appena iniziato prevale di gran lungo l’ipotesi che vede i partners dell’euro restare quelli attuali, Grecia compresa nonostante proprio qui si stia registrando uno stallo delle negoziazioni con i creditori privati.

La metà degli intervistati, anzi il 52%, è poi ottimista in generale sul futuro dell’Eurozona, ritenendo che nei prossimi dieci anni l’Europa potrà raggiungere una compiuta unione fiscale. Anche qui c’è un ma: il 41% dei gestori ritiene che la Banca Centrale Europea e i politici non riusciranno, entro la fine del 2012, a prendere decisioni abbastanza forti in questo senso.

Nick Mansley, Global Director del Multi Manager di Aviva Investors, commenta i risultati con prudenza: «in linea generale non c’è consenso fra i gestori su quello che potrebbe accadere all’euro» sottolinea, ma comunque su un orizzonte temporale di dieci anni, la maggior parte dei gestori «è più ottimista e si aspetta che l’unione fiscale venga implementata, offrendo così una base più solida affinché l’euro possa sopravvivere».

Previsioni per il 2012

Quanto alle previsioni per il 2012 in materia di Pil, tassi di interesse e inflazione a livello internazionale, ai gestori è stato chiesto di esprimersi su tre Paesi chiave: Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna. La stragrande maggioranza (83%) si aspetta che sul fronte del prodotto interno lordo (Pil) la crescita maggiore si avrà negli Stati Uniti, mentre solo il 17% punta soprattutto sulla Germania. Nessuno mette sul podio il Regno Unito che sarà invece, che per quasi la metà degli esperti finanziari, il 48%, il paese in cui salirà di più l’inflazione.

Infine, i tassi d’interesse: il 54% si aspetta un aumento entro la fine del 2013, molto probabilmente negli Usa e meno probabilmnete in Europa. C’è però un 33% che non si aspetta nessun rialzo dei tassi prima del 2014.

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