Retribuzioni in Italia e contratti di lavoro: rapporto ISTAT

di Barbara Weisz

scritto il

Retribuzioni piatte, rinnovo dei contratti di lavoro atteso da oltre la metà dei dipendenti, migliora la fiducia di consumatori e imprese: dati ISTAT di inizio 2015.

Cresce la fiducia dei consumatori e delle imprese, ma le retribuzioni restano basse e più della metà dei lavoratori italiani è in attesa di rinnovo contrattuale: è il quadro che merge dall’analisi delle ultime serie di dati ISTAT relativi a contratti di lavoro, retribuzioni, fiducia delle imprese. C’è un 55% di lavoratori dipendenti in attesa di rinnovo, considerando che i contratti in essere (quindi, rinnovati e in vigore) riguardano il 44,5% degli occupati. Le retribuzioni sono aumentate nel corso del 2014 dell’1,3%. Vediamo tutto.

=> Retribuzioni e contributi 2015 per lavoratori dipendenti

Contratti di lavoro

Alla fine di dicembre 2014 la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 55,5% nel totale dell’economia e del 42,4% nel settore privato. Per la precisione, a fine dicembre erano in vigore 38 contratti di lavoro, che regolano il trattamento economico di circa 5,7 milioni di dipendenti, il 41,5% del monte retributivo complessivo. I contratti in attesa di rinnovo sono invece 37 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione), relativi a circa 7,1 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).

Tra i contratti monitorati dall’indagine, nel mese di dicembre è stato recepito un nuovo accordo e nessuno è scaduto. Complessivamente nell’anno 2014 sono stati recepiti 17 contratti, applicati a poco meno di due milioni di lavoratori dipendenti. Nel settore privato l’incidenza dei rinnovi è pari al 56,9%, con quote differenziate per attività economica: copertura totale nel settore agricolo, del 97,2% nell’industria e del 18,1% nei servizi privati.

A pesare, sono anche i tempi dei negoziati per il rinnovo contrattuale: l’attesa del rinnovo per i dipendenti con i contratti d lavoro scaduti è in media di 37,3 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 21,7 mesi per quelli del settore privato.

=> Contratti di lavoro, come cambieranno con il Jobs Act secondo le PMI

Retribuzioni

In dicembre l’indice delle retribuzioni orarie è invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,1% sul dicembre 2013, portando la media del 2014 all’1,3% rispetto all’anno precedente. L’incremento tendenziale, sempre in dicembre, è dell’1,3% per i dipendenti del settore privato mentre la variazione delle retribuzioni è nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori con gli incrementi tendenziali maggiori: telecomunicazioni (3,5%); gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi (3,3%); tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%). Variazioni nulle nel commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Retribuzioni in crescita del 2,6% nell’agricoltura, del 2,2% nell’industria, dello 0,6% nei servizi (qui, è compresa anche la crescita nulla del commercio).

=> Come leggere la busta paga: guida alle retribuzioni

Fiducia consumatori e imprese

Qui, c’è una boccata d’ossigeno rappresentata dall’indice di fiducia di consumatori e imprese, entrambi in crescita a gennaio, pur con dei distinguo sul fronte delle imprese dove l’analisi per settori mostra alti e bassi. Il dato generale è salutato positivamente anche dal ministero dell’Economia, che rileva: italiani più fiduciosi «sul proprio futuro personale e sulle prospettive economiche», sul fronte delle imprese emrergono indicazioni diverse.

I dati ISTAT sulle imprese: l’indice generale della fiducia segna un incremento, salendo a 91,6 da 87,6 di dicembre 2014. Il dettaglio fa però emergere come se da un lato migliora il clima di fiducia nei settori dei servizi di mercato (a 94,7 da 86,8) e delle costruzioni (a 77,3 da 72,6), dall’altra scende lievemente quello delle imprese manifatturiere (a 97,1 da 97,3) e, in misura piu’ consistente, quello del commercio al dettaglio (a 99,5 da 104,7).

Nelle imprese manifatturiere peggiorano in particolare le attese di produzione (a 3 da 4), mentre rimangono stabili i giudizi sugli ordini (a -24); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino passa a 1 da 2. Nelle costruzioni migliorano le attese sull’occupazione (a -17 da -27, il saldo) mentre i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione rimangono stabili (a -53). Nelle imprese dei servizi crescono i giudizi e le attese sugli ordini (a -9 da -13 e a -3 da -11, i rispettivi saldi) e migliorano pure le aspettative sull’andamento dell’economia in generale (a -17 da -24, il saldo). Nel commercio al dettaglio peggiorano sia i giudizi sulle vendite correnti (a -16 da -14) sia le attese sulle vendite future (a 8 da 13); in accumulo sono giudicate le giacenze di magazzino (a 5 da -3, il saldo).

Per quanto riguarda infine i consumatori, l’aumento è considerato significativo, passando a 104,0 da 99,9. Migliorano la componente economica sia quella riferita al quadro personale (rispettivamente  a 109,2 da 103,5 e a 102,2 da 98,0 rispetto al mese precedente), i giudizi dei consumatori sull’attuale situazione del Paese (a -104 da -108 il saldo), le attese (a -5 da -15 il saldo), mentre diminuisce la fiducia su dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi (a -22 da -5), evoluzione dei prezzi nei prossimi dodici mesi (a -31 da -18), attese sulla disoccupazione (a 41 da 48).

I Video di PMI

Guida alle ferie aziendali