Deflazione in Eurozona, rischi e contromisure

di Barbara Weisz

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Ricetta contro la deflazione di Padoan e Renzi: fiducia nella BCE e politiche economiche europee puntate su crescita, investimenti, flessibilità: il bilancio del semestre italiano.

Sono sulla stessa linea il premier, Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel tracciare le linee conclusive del semestre italiano di presidenza europea: il rischio numero uno si chiama deflazione, ma c’è fiducia nelle scelte della BCE, nel frattempo bisogna lasciarsi definitivamente alle spalle l’austerity e puntare su crescita, investimenti, flessibilità, occupazione. Padoan fa sfoggio di ottimismo: nel 2015 l’Italia sarà definitivamente fuori dalla recessione.

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Recessione

Affermazione importante, in un Paese sull’orlo di quel 3% di deficit PIL che è il limite massimo consentito dall’Europa ai conti pubblici (il terzo trimestre si è chiuso a +3,5%, i primi nove mesi sono a +3,7). Sui conti pubblici il giudizio definitivo di Bruxelles (che per ora è stato relativamente incoraggiante) arriverà a marzo, alla luce della definitiva stima sulle misure inserite in Legge di Stabilità. Nel frattempo, il governo italiano tenta di passare all’incasso “politico” spingendo su quella linea della crescita che ha caratterizzato la guida del semestre europeo.

«L’Italia ha proposto un cambiamento nel paradigma economico» ha sottolineato il premier parlando al Parlamento di Strasburgo, proseguendo: «o l’Europa cambia marcia sull’economia, oppure diventiamo il fanalino di coda di un mondo che cambia molto rapidamente». E ancora: «in questi sei mesi ci pare di aver visto un cambiamento profondo nella direzione, anche se ancora non nei fatti», determinato dall’aver posto l’accento sull’importanza «di investire sulla crescita, investire in modo diverso sul rapporto fra economia e flessibilità».

Non manca un lungo passaggio dedicato alle sfide anche e soprattutto politiche che si impongono a un’Eurozona appena colpita dal terrorismo a Parigi, dove Renzi ha partecipato alla manifestazione dei Capi di Stato e dove sottolinea di aver visto «donne e uomini che non si rassegnavano a terrore e paura». L’Europa luogo del dialogo, della libertà come «precondizione alla sicurezza», che si contrappone a «chi investe sulla demagogia e la paura e vuole rannicchiare i nostri valori in una fortezza».

Deflazione

Il discorso politico si intreccia continuamente con quello economico. E su questo secondo fronte, le parole d’ordine, rilanciate anche da Padoan, sono crescita, investimenti, occupazione. Il rischio più immediato, sul fronte economico, è quello della deflazione (più che un rischio, in realtà, visto il -0,2% registrato dal livello dei prezzi in dicembre). Ma Padoan confida nel fatto che la Banca Centrale Europea «prenderà le misure appropriate entro pochi giorni». Il ministro non si sbilancia ulteriormente nel merito delle decisioni auspicate da parte della BCE, in giorni in cui è molto caldo il dibattito relativo all’opportunità o meno di ricorrere al quantitative easing, l’acquisto di titoli di stato, e sulla consistenza di un’eventuale operazione di questo tipo. Appuntamento al 22 gennaio, giorno in cui i banchieri centrali prenderanno la decisione. Nel frattempo, insiste il ministro italiano, il Vecchio Continente deve puntare su uno «shock positivo che produca effetti su domanda e crescita». Non desta invece particolari preoccupazione il debito italiano, che Padoan definisce «totalmente sotto controllo», mentre Renzi mette l’accento sul fatto che l’Italia può comunque contare sul primo risparmio privato al mondo.

PIL

Intanto arriva il rapporto Istat sull’ultimo trimestre 2014 nell’Eurozona: PIL +0,2% fra i partner della moneta unico, con la previsione di un +0,3% nei primi tre mesi del 2015, grazie alla ripresa della domanda interna e ai bassi prezzi dell’energia. L’istituto di statistica attende anche un effetto positivo dagli aumenti salariali e dalla bassa inflazione. Il 2015 dovrebbe anche vedere una ripresa degli investimenti, mentre l’inflazione deve ancora toccare i minimi per poi risalire.

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