Come ogni settimana, Chapeau racconta nelle sue video-interviste storie uniche di imprenditori, leader d’azienda, startupper e innovatori che hanno saputo fare la differenza nel complesso mondo dell’economia italiana e internazionale, nel più vasto quadro di un mondo che cambia.
Oggi vi proponiamo la storia di Guido Maria Brera, autore di bestseller sull’alta finanza, dirigente d’azienda (Gruppo Kairos) e imprenditore visionario.
La video intervista di Chapeau a Guido Brera
L’intervista realizzata da Chapeau offre uno spaccato sulla storia personale e professionale di un personaggio sui generis, che del mondo della finanza ha fatto la sua vita tra romanzi e carriera aziendale, raccontando “i diavoli del potere e del denaro”.
Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.
Da trader geniale a editore visionario
Quello di Guido Brera è stato un percorso che sfida ogni etichetta: da trader migliore d’Italia a soli 25 anni a fondatore di un fondo da 12 miliardi, fino a diventare scrittore di successo e pioniere dei nuovi media. La sua storia è un racconto di ambizione, intuito e una costante volontà di reinventarsi.
Attraverso la video-intervista emerge il ritratto di un uomo che ha saputo leggere il mondo prima degli altri, trasformando le sue visioni in imprese di enorme successo.
Gli inizi: il ragazzo che conquistò la finanza
Nato in una “famiglia normalissima”, con una madre casalinga e un padre funzionario di banca, Brera non apparteneva alle élite finanziarie. Dopo una laurea con il massimo dei voti in Economia alla Sapienza di Roma, si scontra con la difficoltà di trovare lavoro, collezionando lettere di rifiuto. L’ispirazione, però, arriva da una scritta vista all’università, un tributo al professore Tarantelli: “Le utopie dei deboli sono le paure dei forti”. Questa frase diventa un mantra, spingendolo a credere che anche un “debole” con un sogno possa cambiare un pezzo di mondo.
La svolta arriva nel 1994, quando un cugino gli procura un colloquio in Fineco. Inizia dal backoffice, “l’ultima ruota del carro”, ma la sua vita cambia grazie a una regata e alla sua passione per la pesca, che attirano l’attenzione di un superiore e lo portano nella sala trading. Lì, il suo talento esplode. In soli due anni, da semplice impiegato amministrativo, diventa il miglior gestore d’Italia, a capo del fondo azionario con i rendimenti più alti del paese.
La sua forza non risiedeva in complessi modelli matematici, che ammette di non capire, ma nella capacità di “lavorare con le idee”, interpretando i grandi cambiamenti socio-economici prima degli altri. Il suo più grande successo fu il cosiddetto “convergency trade“: negli anni ’90, capì che con l’arrivo dell’euro, i tassi d’interesse italiani, allora altissimi, si sarebbero allineati a quelli dei paesi europei più stabili. Puntò quindi su aziende solide ma sottovalutate a causa del “rischio Italia” e vendette quelle esportatrici, che avrebbero perso il vantaggio competitivo della lira svalutata, accumulando enormi profitti.
Kairos: l’ascesa, la crisi e il rimpianto
A 30 anni, dopo una prestigiosa esperienza a Londra in UBS Warburg, Brera decide di mollare tutto per fondare il suo fondo di investimento, Kairos. Partito nel 1999 con “pochi soldi seduti su gli elenchi telefonici”, circa 35 milioni di euro, in dieci anni il fondo arriva a gestire 12 miliardi di euro, aprendo sedi a Milano e Londra e attirando clienti da tutto il mondo.
La crisi finanziaria del 2008 mette a dura prova l’impero di Brera. Mentre molti fondi falliscono o bloccano i rimborsi, Cairos fa una scelta “coraggiosa” e “di pura reputazione”: restituisce fino all’ultimo centesimo a tutti gli investitori che lo richiedono, diventando “l’unico bancomat” della finanza londinese. La decisione, sebbene costosa, si rivela giusta e permette a Kairos di ripartire e crescere ancora. Tuttavia, Brera confessa un rimpianto: che Kairos, pur essendo stata acquisita da grandi gruppi, non sia diventata una delle “big five” europee, un’entità capace di comprare anziché essere comprata.
La svolta: scrittura, media e la mission
Superata la fase più intensa della finanza, Brera riscopre la sua passione giovanile: la scrittura. Nel 2014 pubblica “I Diavoli“, un romanzo autobiografico che diventa una serie TV di successo internazionale prodotta da Sky, con protagonisti come Alessandro Borghi e Patrick Dempsey. Per Brera, finanza e scrittura non sono mondi lontani: entrambe richiedono la capacità di essere contemporanei e di “saper leggere il mondo”.
Questa nuova visione lo porta a fondare la casa editrice La Nave di Teseo con Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi e, nel 2021, il gruppo media B Water, che include Cora Media, oggi la più grande azienda di podcast in Italia. Il suo obiettivo è chiaro e controcorrente nel panorama italiano: “Io fin quando campo non voglio fare exit, voglio comprare”.
Brera sogna di creare un grande gruppo editoriale italiano capace di espandersi all’estero, superando la mentalità tradizionale che vede la vendita come unico traguardo. Per finanziare questa crescita, ha raccolto circa 30 milioni di euro, di cui 10 provenienti da Tether, colosso mondiale delle criptovalute guidato da italiani. Una partnership, spiega, scelta più per avere accesso alla visione e alla conoscenza tecnologica dei suoi fondatori che per il denaro stesso.
Il futuro: tra innovazione tecnologica e paura del tempo
Oggi, Brera affronta le sfide del futuro, in particolare l’impatto dell’intelligenza artificiale, che vede come uno strumento per abbattere i costi di produzione ma non per sostituire il talento, che “resta cristallino”. La sua vera paura, ammette, è il tempo che passa troppo velocemente. Per questo, trova rifugio nei libri, un “surrogato del sogno” che permette di vivere in un’altra dimensione temporale.
E a chi vuole fare impresa oggi in Italia, offre un consiglio spiazzante ma significativo: “Fallire, fallire, fallire e poi fallire ancora“. Un invito a non temere l’errore, perché solo rialzandosi dopo una caduta si può davvero costruire qualcosa di grande.