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Dazi Usa, la svolta giudiziaria e il nuovo sos della Banca d’Italia

di Barbara Weisz

30 Maggio 2025 18:31

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La Corte del commercio internazionale americana dichiara illegittimi i dazi reciproci americani, ricorso della Casa Bianca e temporaneo stallo. Panetta: a rischio la crescita, il commercio e gli equilibri mondiali.

Nuova svolta nella guerra dei dazi, con una sentenza della corte del commercio internazionale che ha dichiarato illegittime le tariffe decise dall’amministrazione Usa di Donald Trump. Al momento, i dazi restano in vigore, ma non è ancora chiarissimo che tipo di conseguenza possa avere questa sentenza. In base a quanto riferisce il quotidiano Wall Street Journal, la Casa Bianca sta studiando possibili contromosse per lasciare le barriere commerciali in vigore nel rispetto delle normative. Nel frattempo, un nuovo allarme sull’impatto della guerra commerciale arriva dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, in sede di Considerazioni finali: impatto negativo sul pil dell’1%, sul commercio globale del 5%, ma soprattutto sono a rischio gli equilibri globali.

La sentenza contro i dazi

La Corte del commercio internazionale si è pronunciata a fronte di un caso presentato, oltre che da 12 Stati tutti a conduzione democratica,, da cinque piccole e medie imprese. In realtà non ha dichiarato illegittimi tutti i dazi, ma solo quelli reciproci annunciati il 2 aprile scorso, poi ridimensionati al 10%, e quelli verso Cina, Canada e Messico. Il motivo: non ci sono motivi eccezionali per deciderli senza passare attraverso un voto del Congresso.

Sarebbero invece conformi alle leggi i dazi al 25% su alluminio, acciaio e automobili. L’amministrazione Trump ha presentato un ricorso contro la sentenza, che di conseguenza è temporaneamente sospesa. Ma, come detto, bisogna capire che cosa succederà nel medio periodo, gli sviluppi della situazione sono sempre più difficili da prevedere.

I dazi USA in vigore

Al momento, per quanto riguarda le merci europee, sono in vigore dazi al 10% su tutte le merci con alcune eccezioni (per esempio, l’energia), ma l’aliquota è solo “congelata” fino al 9 luglio, quando potrebbe alzarsi fino al 50%.

L’impatto sull’economia secondo la Banca D’Italia

Un nuovo allarme sui rischi che questa guerra commerciale comporta per l’economia globale arriva dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta: «i dazi attualmente in vigore negli Stati Uniti, sebbene inferiori a quelli annunciati all’inizio di aprile, restano i più elevati del secondo dopoguerra e sono causa del sensibile aumento dei dazi medi a livello mondiale» sottolinea il banchiere centrale italiano. La stretta integrazione dell’economia globale rende l’impatto potenziale molto più alto che in passato, «l’inasprimento delle barriere doganali potrebbe sottrarre quasi un punto percentuale alla crescita mondiale nell’arco di un biennio». Fra l’altro, proprio negli Stati Uniti l’effetto stimato sarebbe circa il doppio.

C’è poi «il susseguirsi di annunci, smentite e revisioni» ad alimentare «incertezza e volatilità sui mercati. Si tratta di condizioni che rischiano di amplificare l’effetto dei dazi e che potrebbero protrarsi nel tempo, considerata la complessità dei negoziati commerciali, che tipicamente richiedono tempi ben più lunghi dei 90 giorni di sospensione annunciati».

L’impatto sul commercio internazionale stimato da Via Nazionale sul medio periodo rischia di determinare un calo del 5%, «dando avvio a una riconfigurazione delle filiere produttive globali. Ne deriverebbe un sistema di scambi meno integrato e meno efficiente. Gli effetti rischiano di travalicare la sfera commerciale, alterando la struttura del sistema monetario internazionale, oggi incentrato sul dollaro, e limitando i movimenti dei capitali. Potrebbero spingersi oltre, frenando la circolazione di persone, idee e conoscenze. L’indebolimento della cooperazione globale, anche in campo scientifico e tecnologico, finirebbe per ridurre gli incentivi all’innovazione e ostacolare il progresso. A lungo andare, verrebbero compromessi i presupposti stessi della prosperità condivisa».

Ma, conclude Panetta, «il rischio più profondo è un altro: che il commercio, da motore di integrazione e dialogo, si trasformi in una fonte di divisione, alimentando l’instabilità politica e mettendo a repentaglio la pace».