La commissione Ue promuove l’Italia

di Redazione PMI.it

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La procedura per debito non è più giustificata, decisivi il ddl di assestamento e il salva conti per un totale di 7,6 miliardi di euro: soddisfazione del Governo.

Niente procedura d’infrazione, l’Europa promuove i conti pubblici italiani. La lettera inviata dal premier, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, alla commissione Ue ha sortito l’effetto desiderato.

«L’Italia rispetta le regole del Patto di stabilità per il 2019», ha dichiarato il commissario UE per gli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, per cui «la procedura per debito non è più giustificata».

=> Conti pubblici: 7,6 miliardi per evitare la multa UE

Decisivi i provvedimenti approvati dal consiglio dei ministri di lunedì primo luglio, il ddl di assestamento di Bilancio e il dl salva conti, che di fatto valgono 7,6 miliardi di euro, e l’impegno messo nero su bianco nella missiva inviata a Bruxelles di rispettare i parametri anche nel 2020. E qui c’è di fatto il secondo passaggio importante: l’Europa continuerà a monitorare da vicino la situazione.

Quindi, sarà fondamentale la manovra che l’Italia metterà a punto per il 2020 (che, in base al dibattito politico, continuerà nuove misure di riforma fiscale, evitando comunque di far scattare gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia).

La strategia di base, secondo quando scrivono Tria e Conte a Bruxelles, si basa «su una nuova spending review e sulla revisione delle tax expenditures», sui nuovi sforzi per implementare l’efficienza del sistema pubblico e della giustizia, e su una strategia per potenziare il capitale umano e la produttività.

Dunque, se ne riparla in autunno, con la presentazione della manovra per il 2020.

Nel frattempo, il premier esprime soddisfazione: «Abbiamo sempre creduto nel nostro Paese, sulla solidità dei nostri conti pubblici e sulla bontà e sull’efficacia delle politiche adottate dal mio Governo. L’Italia è un grande Paese, credibile, e anche oggi ne abbiamo avuto ulteriore conferma».

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