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Ritardi nei pagamenti da PA a imprese: 150 giorni da scandalo

di Noemi Ricci

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Indagine ANIE: la PA italiana sempre più inadempiente sui ritardi nei pagamenti alle imprese: l'86% sperimenta dilazioni di 150 giorni oltre la scadenza, senza alcun interesse riconosciuto.

Ritardi nei pagamenti della PA alle imprese in aumento invece che in diminuzione. In barba a proclami e promesse, la Pubblica Amministrazione non paga le fatture delle commesse alle aziende private? In realtà lo fa, ma in templi biblici: lo rivela un’indagine quali-quantitativa della Federazione ANIE ha rilevato nel 2010 un incredibile allungamento dei tempi di pagamento sui crediti vantati dalle imprese associate del settore Elettrotecnico ed Elettronico.

L’indifferenza della PA ha aggravato pesantemente (per il 70% delle aziende intervistate) lo stato di difficoltà economica già esistente.

L’indagine ha infatti evidenziato che le maggiori difficoltà di riscossione crediti le imprese le incontrano nell’interazione con i clienti pubblici, soprattutto le PA locali: i pagamenti arrivano in media con oltre 150 giorni di ritardo, rispetto ai 45 giorni dei clienti privati.

L’86% delle imprese ha addirittura subito danni alla propria attività d’impresa, con blocchi operativi per assenza di risorse disponibili. Parliamo soprattutto delle piccole e medie imprese che risentono dei maggiori vincoli finanziari e strutturali. Ad aggravare il quadro c’è la situazione degli interessi: quasi tutte le imprese interpellate da ANIE dichiarano di non averli ricevuti mai.

I dati ci incoronano peggior Paese in Europa: negli altri Paesi è difficile farsi riconoscere gli interessi ma almeno non si registra un peggioramento della situazione, ma stabilità. Più simile al contesto italiano quello riferito ai Paesi extraeuropei, con ritardi nei pagamenti da clienti pubblici anche superiori ai 200 giorni e pari difficoltà nella riscossione degli interessi.

Una situazione che instaura un circolo vizioso poiché il ritardo nei pagamenti causa, da parte delle imprese creditrici, la necessità di dilazionare a loro volta i pagamenti nei confronti dei propri fornitori e a rivolgersi, accrescendo l’indebitamento, agli istituti di credito.

Unitamente alle minori risorse disponibili, a causa della contrazione degli investimenti previsti, questo porta a compromettere lo sviluppo futuro dell’impresa e la sua stessa sopravvivenza.

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