L’ISTAT fotografa la competitività in Italia. Bene le microimprese

di Alessandro Vinciarelli

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I dati ISTAT evidenziano lo stato dell'arte in termini di competitività e risorse delle imprese italiane. Due i filoni principali: Pmi e SCI

Struttura e competitività delle imprese italiane: la fotografia arriva dall’ISTAT. Diffusi ieri, infatti, i dati al 2006 che delineano quadro e tendenze.

Nello specifico le rilevazioni effettuate si snodano ancora una volta lungo le due direttrici chaive, che focalizzavano l’interesse su due tipologie di realtà aziendali.

La prima rilevazione campionaria è stata rivolta alle Pmi (piccole e medie imprese ed esercizio di arti e professioni con meno di 99 dipendenti), mentre la seconda rilevazione censuaria all’SCI(sistema dei conti delle imprese con oltre i 100 dipendenti).

Il quadro complessivo che si delinea consiste in 4.338.766 imprese con 11,1 milioni di dipendenti e un valore aggiunto di circa 677 miliardi di euro. Di queste la maggioranza sono piccole e medie imprese, con una limitata presenza di grandi aziende. La dimensione media in termini di personale è infatti pari a 3,8 dipendenti, ancora più bassa (3,1) se consideriamo le solo imprese di servizi.

Un dato interessante è la crescita delle microimprese in aumento netto: 34mila unità per 71mila addetti e un incremento del valore aggiunto del 10,3%. Da segnalare, inoltre, che nelle microimprese con meno di 10 addetti, il 64,3% dell’occupazione è di fatto lavoro indipendente.

Le imprese di maggiori dimensioni sono solo 3.320 ottenendo un fatturato e un valore aggiunto che non arriva al 29%. Anche in termini di numero totale di dipendenti le Pmi mantengono il primato, con il 72,3%.

In termini di redditività lorda delle imprese, l’ISTAT ha registrato un 31,2% complessivo, in crfescita rispetto al 2005 (29,5%).