Prendo 1.400 euro netti di pensione: con la rivalutazione quanto prenderò al netto?
Nel 2026 gli assegni previdenziali si sono adeguati all’inflazione ma spesso l’importo che i pensionati hanno trovato sul conto corrente è risultato inferiore alle aspettative. Questo perché l’aumento in tasca differisce sensibilmente dal lordo, a causa della tassazione.
Con una pensione di 1.400 euro netti al mese, la rivalutazione dell’1,4% per il 2026 vale circa 16,90 euro netti in più al mese, per un assegno di circa 1.416,90 euro netti. L’aumento lordo è di circa 24 euro, e l’IRPEF ne trattiene più del 23% dello scaglione perché al crescere del reddito si riduce anche la detrazione per redditi di pensione.
L’aumento pensioni 2026 è pieno fino a quattro volte il trattamento minimo e ridotto sulle quote superiori, ma l’importo che arriva sul conto dipende dalla tassazione del singolo assegno: per conoscerlo serve partire dal lordo.
Dal tasso di rivalutazione 2026 all’importo in cedolino
Il tasso di rivalutazione, fissato all’1,4% per il 2026, si traduce nell’aumento netto in cedolino con tre operazioni:
- si verifica la fascia della pensione, perché la rivalutazione è piena fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè 2.413,60 euro lordi al mese, e ridotta al 90% e al 75% sulle quote superiori;
- si applica il tasso spettante alla pensione lorda di dicembre 2025 per ottenere l’aumento lordo;
- si calcola l’IRPEF sul reddito annuo di tredici mensilità prima e dopo l’aumento e si divide per tredici la differenza fra i due importi netti.
Nella terza operazione oltre all’aliquota IRPEF dello scaglione conta la detrazione dell’art. 13, comma 3, del TUIR, che diminuisce al crescere del reddito: fra 8.500 e 28.000 euro annui il prelievo effettivo sull’aumento è di circa il 29,4%, fra 28.000 e 50.000 euro di circa il 36,2%.
Come vede, le serve conoscere il lordo pensionistico, che trova indicato nel suo cedolino. Quello di riferimento è la pensione lorda che ha preso a dicembre 2025, prima dell’entrata in vigore della rivalutazione.
Esempio su 2.000 euro lordi con la rivalutazione 2026
Su una pensione di 2.000 euro lordi al mese, sotto la soglia di taglio, la rivalutazione è piena e l’aumento lordo di 28 euro si riduce a circa 19,75 euro netti:
| Voce | Importo mensile |
|---|---|
| Aumento lordo (2.000 euro x 1,4%) | 28,00 euro |
| IRPEF sull’aumento, compresa la minore detrazione | circa 8,25 euro |
| Aumento netto | circa 19,75 euro |
Applicando all’aumento il solo 23% si otterrebbero 21,56 euro netti, un importo più alto di quello che il cedolino riconosce.
Pensione da 1.400 euro netti: l’aumento con la rivalutazione 2026
Una pensione di 1.400 euro netti al mese corrisponde a circa 1.711 euro lordi, pari a 22.246 euro l’anno su tredici mensilità, se il netto è calcolato dopo la sola IRPEF. L’assegno è sotto la soglia di 2.413,60 euro e riceve la rivalutazione piena: l’aumento lordo è di circa 23,96 euro al mese e quello netto di circa 16,90 euro.
Se i 1.400 euro sono già al netto anche delle addizionali regionali e comunali, il lordo di partenza è più alto e l’aumento netto cambia di pochi centesimi. Con altri redditi, oneri deducibili o detrazioni diverse, il risultato si verifica con il calcolo IRPEF online, che accetta anche il reddito da pensione.
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Chiedi all'espertoRisposta di Anna Fabi