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Piano Lavoro del NCD: niente articolo 18, più flessibilità

di Barbara Weisz

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Meno regole sui contratti, libertà di licenziamento, riduzione cuneo fiscale, sussidio per tutti, formazione continua: i dieci punti del Piano Lavoro del Nuovo Centrodestra presentati da Alfano e Sacconi.

Anche il Nuovo Centro Destra vuole il suo Jobs Act:  Il segretario Alfano e l’ex ministro Sacconi rispondono al PD di Matteo Renzi con un programma alternativo per riformare il mercato del lavoro in Italia.Un piano all’insegna del “Fare lavoro al tempo della crisi”, basato sulle seguenti linee guida: meno regole per le imprese; meno tasse sul lavoro; più partecipazione; incentivi per chi assume disoccupati; assicurazione obbligatoria e formazione continua. Il Piano prevede il superamento delle tutele dell’articolo 18 (reintegro lavoratori licenziati senza giusta causa o giustificato motivo soggettivo; risarcimento licenziamenti per motivi economici), niente contratto unico ma apertura al salario minimo garantito, sussidio per i disoccupati (anche delle PMI), formazione continua.

Dieci priorità

  1. Ammortizzatori sociali: eliminare la mobilità in deroga e sostituire progressivamente la cassa integrazione in deroga con un sistema assicurativo per la protezione del reddito dei lavoratori da parte dei settori oggi esclusi come larga parte del terziario, incluse tutte le aziende dei servizi pubblici locali.
  2. Assunzioni agevolate: trasformare tutti i sussidi (inclusa cassa integrazione dopo 18 mesi) in dote per il datore di lavoro che assume il sussidiato, automaticamente tenuto ad accettare la prima offerta “congrua”, pena la perdita del sussidio.
  3. Formazione e riqualificazione: accordo Stato-Regioni per l’impiego dei fondi UE per il coordinamento dei servizi per il lavoro, fusione di Isfol e Italia Lavoro, Inps come tecnostruttura di tutti, voucher-opportunity per i senza lavoro affinché lo spendano liberamente presso servizi di orientamento, formazione e collocamento, pubblici e privati, sulla base del risultato occupazionale.
  4. Cuneo fiscale: ridurlo utilizzando le economie della Spending Review, a partire dal ripristino delle più favorevoli soglie di detassazione del salario di produttività (6mila euro di salario e 40mila di reddito) e di criteri semplificati.
  5. Contratti: semplificare la regolazione dei rapporti di lavoro ripristinando le modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi e cancellando le relative correzioni della legge Fornero (quindi eliminare i paletti alla possibilità di applicare contratti a progetto), eliminaro la rigida disciplina delle mansioni, superare il divieto delle tecnologie di controllo.
  6. Inserimento giovani: rilanciare l’apprendistato come fondamentale contratto di ingresso a tutela progressiva, semplificando i progetti formativi e assegnando la certificazione delle competenze acquisite anche ai consulenti del lavoro e alle associazioni di categoria, senza vincoli di omogeneità con il repertorio nazionale delle professioni e con gli standard dei contratti collettivi (con contestuale abrogazione delle relative disposizioni della legge Fornero).
  7. Licenziamento: abrogare l’articolo 18 per i contratti a tempo indeterminato, lasciandolo solo nei casi di licenziamento discriminatorio, mentre per le ulteriori ipotesi di licenziamento illegittimo prevedere congrue forme di indennizzo del lavoratore.
  8. Contratti a termine: non solo per stagionalità e sostituzione di assenze temporanee ma anche per esigenze più generali connesse all’incertezza che condiziona il futuro dell’imprese.
  9. Partecipazione: promuovere il coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa con particolare riferimento all’azionariato e agli utili, senza confusione nelle responsabilità gestionali e gerarchie interne.
  10. Contrattazione di secondo livello: favorire la contrattazione di prossimità (aziendale, interaziendale, territoriale) e individuale (ove assistita e certificata) in modo che, sulla base DL 138/11, si possano adattare le regole generali del rapporto di lavoro, definire quote aggiuntive di salario, disporre forme integrative di protezione sociale, assumere la clausola di ricorso all’arbitrato (che va finalmente reso effettivo), alternativo al percorso giudiziale nel caso di contenzioso.

(Fonte: il piano per il lavoro del NCD)

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