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SOS Lavoro: le PMI licenziano i giovani

di Barbara Weisz

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Un terzo delle PMI ha licenziato nel 2013 e prevede di farlo anche nel 2014 (a perdere il lavoro è spesso un giovane): dati Adnkronos e ISTAT, e flop del bonus giovani.

Il 2014 andrà poco meglio del 2013: diminuirà infatti la percentuale di PMI che programma licenziamenti, ma la ripresa dell’occupazione resta lontana. I dato emerge da un’indagine AdnKronos sul lavoro nelle piccole e medie imprese, che conferma quanto la crisi stia avendo il peggiore impatto sui giovani.

Giovani licenziati

Circa un terzo delle PMI ha licenziato una o più risorse nel 2013, soprattutto sotto i 30 anni. Le prospettive 2014 sono migliori ma un 20% di PMI effettuerà tagli all’organico anche il prossimo anno. Il motivo? L’eccessivo costo del lavoro, tanto che il 40% ha ammesso di ricorrere a forme di lavoro nero. Una situazione di emergenza, insomma, su cui ora bisogna vedere in che modo impatteranno i tagli al cuneo fiscale previsti dalla Legge di Stabilità in dicussione in Parlamento: 1,5 mld ai lavoratori (incremento in busta paga intorno ai 13-14 euro al mese) e 1 mld alle imprese che assumono dipendenti (deduzione massima di 15mila euro per ogni nuovo assunto).

Assunzioni agevolate

Come se non bastasse, anche gli incentivi all’assunzione giovanile si è rivelato un flop: l’agevolazione per assunzione di giovani prevista dal Decreto Lavoro (Dl 76/2013) non sta dando i fruttisperati. Il bonus assunzione giovani (650 euro per 18 o 12 mesi, rispettivamente per contratti a tempo indeterminato o a termine) doveva creare 100mila posti di lavoro in tre anni ma al 31 ottobre le richieste delle aziende erano ferme e 13.770. Dopo l’entusiasmo dei primissimi giorni, il ritmo si è rallentato drasticamente. Secondo i consulenti del lavoro, l’inefficacia del provvedimento è ascrivibile alla sua formulazione (limite di età di 29 anni troppo basso, scarso appeal per le imprese del Mezzzogiorno che hanno a disposizione altre agevolazioni) ma è anche strutturale: «le imprese gradirebbero una riduzione del cuneo fiscale e contributivo anziché incentivi a termine» (e qui almeno in parte risponde la Legge di Stabilità, che però prevede un taglio di entità largamente inferiore alle richieste delle imprese). Inoltre, «il problema attuale non è come assumere con incentivi, ma tornare a produrre e a creare sviluppo. In assenza di nuovo lavoro risulta infatti assolutamente privo di efficacia qualsiasi provvedimento che incentiva nuove assunzioni».

Disoccupazione

Gli ultimi dati ISTAT sull’occupazione rappresentano un ulteriore elemento a sostegno della crisi fra i giovani: gli occupati fra i 15 e i 24 anni a settembre 2013 erano 964mila (il 2,3% in meno rispetto al mese precedente) e il 12,5% in meno sullo stesso mese del 2012. Nella stessa fascia di età, il numero di disoccupati era pari a 654mila, e qui il trend mese su mese è positivo (c’è una diminuzione dell’1,5%), mentre quello anno su anno resta negativo (con una crescita dei disoccupati del 5,4%, che corrisponde a 34mila giovani in più che hanno perso il lavoro). I giovani inattivi (cioè che non solo non hanno un lavoro, ma non rientrano nel numero dei disoccupati perché, pur non essendo più studenti, non hanno mai avuto un’occupazione) sono 4 milioni 371mila, in aumento dell’1,5% congiunturale e dell’1,2% tendenziale. Il risultato è che rispetto a un anno prima ci sono 138 mila giovani occupati in meno, 34 mila giovani disoccupati in più, 54 mila giovani inattivi in più.

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