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Riforma del lavoro: analisi punto per punto

di Francesca Vinciarelli

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La riforma del lavoro Fornero-Monti varata in CdM riassunta nei suoi sei punti nodali: contratti; licenziamenti; fondi di solidarietà; tutela dei lavoratori anziani; equità di genere; politiche attive; servizi per l’impiego.

Si avvia al suo iter parlamentare la riforma del lavoro varata in CdM “salvo intese”: tra le dichiarazioni di fiducia dei sindacati e il “rinvio sul giudizio” della maggioranza di governo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diramato il testo del Disegno di legge spiegato per punti chiave:

Scarica il testo del Ddl di Riforma del Lavoro

Una volta a regime la riforma del mercato del lavoro studiata da premier Mario Monti e dal ministro del Welfare Elsa Fornero porterà grandi cambiamenti per quanto riguarda: tutele dell’impiego; flessibilità in entrate e uscita; disciplina del licenziamento individuale; assetto degli ammortizzatori sociali; stabilità dei rapporti di lavoro più stabili; controllo degli obblighi contributivi e fiscali.

La revisione del mercato del lavoro si articola su 6 punti chiave di intervento:

  1. istituti contrattuali;
  2. licenziamento illegittimo;
  3. Fondo di solidarietà;
  4. tutela dei lavoratori anziani;
  5. equità di genere;
  6. politiche attive;
  7. servizi per l’impiego.

Istituti contrattuali

L’obiettivo della riforma contrattuale è di preservare «gli usi virtuosi, limitano quelli impropri», attribuendo massimo valore all’apprendistato come principale veicolo di ingresso al mercato del lavoro. Uno dei pochi punti sui quali tutte le parti sociali si sono trovate d’accordo con il Governo.

Prevista una durata minima per l’apprendistato di sei mesi, con unica eccezione per le attività stagionali, e l’innalzamento del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati da 1/1 a 3/2.

Licenziamento illegittimo

La riforma del lavoro si pone inoltre l’obiettivo di tutelare i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo. Tra le novità l’introduzione della «delimitazione dell’entità dell’indennità risarcitoria eventualmente dovuta e si eliminano alcuni costi indiretti dell’eventuale condanna (ad esempio le sanzioni amministrative dovute a fronte del ritardato pagamento dei contributi sociali)».

Viene così svincolato il costo sostenuto dal datore di lavoro in caso di vittoria del lavoratore dalla durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario.

Per quanto riguarda i diritto al reintegro nel posto del lavoro nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare sarà il giudice a decidere.

Per i licenziamenti per motivi economici il datore di lavoro potrà essere condannato solo al pagamento di un’indennità. E come sottolineato dal premier Mario Monti, anche nel comunicato della Presidenza del Consiglio si legge che «particolare attenzione è riservata all’intento di evitare abusi». Su questo punto si stanno però concentrando le maggiori polemiche e preoccupazioni dei principali sindacati italiani.

Introdotto poi il rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, per ridurre i costi indiretti del licenziamento.

Fondo di solidarietà

La Cassa integrazione guadagni  (Cig) viene salvaguardata ed estesa dalla riforma del lavoro studiata dal ministro Fornero riconoscendo a questo istituto assicurativo l’importante ruolo nel contrasto alle difficoltà emerse con la crisi economica per le imprese.

Viene inoltre potenziato l’istituto dell’assicurazione contro la disoccupazione «estendendone l’accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d’impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti».

Tutela dei lavoratori anziani

Per tutelare i lavoratori anziani viene creata «una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro». Alle imprese viene lasciata la possibilità di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi per incentivare l’esodo dei lavoratori anziani.

Equità di genere

Per incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e risolvere quindi il divario di genere che ancora affligge l’Italia tanto tra le fasce meno qualificate che tra le fasce qualificate e di vertice e soprattutto nelle zone del Mezzogiorno la riforma interviene su diversi ambiti:

  • lotta alle cosiddette “dimissioni in bianco”, tutela che in realtà riguarda tutti i lavoratori non solo le donne;
  • congedo di paternità obbligatorio;
  • favorire l’accesso delle donne alle posizioni di vertice, ovvero le norme per le “quote rosa” alle società controllate da pubbliche amministrazioni.

Politiche attive e servizi per l’impiego

La riforma del lavoro opererà infine per «rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell’occupabilità dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema».

Come? Con interventi indirizzati principalmente verso i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, i lavoratori già inseriti o sospesi in via temporanea, i lavoratori espulsi o da ricollocare, i soggetti con caratteristiche di difficile occupabilità e inattivi.

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