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Riforma del Lavoro: battaglia sul reintegro per motivi economici

di Francesca Vinciarelli

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Varata in CdM la riforma del lavoro, ora la parola passa al Parlamento e mentre i sindacati minacciano scioperi sull'articolo 18 e le norme sul reintegro Monti ribadisce "basta trattative": tutte le reazioni.

La riforma del lavoro è stata varata dal Consiglio dei Ministri del 23 marzo, senza nessuna novità sul testo rispetto a quello illustrato nei giorni scorsi dal ministro del Welfare, Elsa Fornero, nonostante le polemiche sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e sui licenziamenti per motivi economici.

E Mario Monti insiste: la riforma del lavoro «non è suscettibile di incursioni» in Parlamento, ovvero non si tratta più.

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Nel corso della discussione in CdM  – durato a lungo (quasi 6 ore), anche perché sul tavolo era in discussione anche la delega fiscale – è stato definito il veicolo parlamentare della riforma del lavoro, ossia il disegno di legge per scongiurare il rischio di saltare la scadenza prevista (entro l’estate) lasciando però uno spiraglio per il dibattito parlamentare.

Licenziamenti

Sul tema dei licenziamenti per motivi economici il  segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, non si arrende e nei giorni scorsi aveva proposto che questi vengano certificati dagli Uffici territoriali del lavoro. Una sorta di garanzia che il licenziamento è avvenuto effettivamente perché l’azienda versa in uno stato di crisi di supporto al giudice per dare la sentenza. E invece il CdM ha confermato il no al reintegro per i licenziamenti per motivi economici: in caso di contenzioso «il datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un’indennità» si legge in un comunicato di Palazzo Chigi.

Introdotto poi «un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurrà ulteriormente i costi indiretti del licenziamento».

Inoltre le aziende potranno stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi per favorire l’esodo dei lavoratori anziani, «una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro».

Potenziato «l’istituto dell’assicurazione contro la disoccupazione estendendone l’accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie di impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti)».

Riforma del lavoro sotto monitoraggio

Il ministro del Welfare ha assicurato: «abbiamo sicuramente intenzione e dovrebbe essere pratica comune, di procedere a valutazione e monitoraggio di ciò che viene innescato dalla riforma in termini di comportamenti di tutte le parti coinvolte, imprese, lavoratori e PA», ma «che questo si associ necessariamente a una sperimentazione non è detto, è possibile che le misure vadano in vigore in via non sperimentale, e che siano applicate in maniera estensiva, ma costantemente e attentamente monitorata».

Le reazioni al varo del CdM

Positivo il commento di Stefano Fassina, Responsabile Economia e Lavoro del Pd al varo della riforma del lavoro in CdM: «la scelta del ddl per intervenire sulla regolazione del mercato del lavoro consente al Parlamento, a tutte le forze politiche e al Governo di ascoltare le domande del Paese, discuterle e rispondere. Non è una inutile perdita di tempo. È funzione essenziale della democrazia.
Il percorso parlamentare consentirà al Pd di dare risposta ai lavoratori e alle lavoratrici italiane e ai disoccupati che chiedono di migliorare in senso universalistico i nuovi ammortizzatori sociali per i precari e di garantire la possibilità di essere reintegrati al lavoro se vengono licenziati senza giustificato motivo».

Per il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano «la riforma del lavoro è una riforma irrinunciabile, da varare prima possibile. In quest’ottica, il Pdl si impegnerà al massimo perché venga approvata entro l’estate». Alfano ha aggiunto poi che «dobbiamo fare di tutto per non lasciarci sfuggire l’occasione storica di riportare il nostro Paese nelle posizioni alte delle classifiche europee e internazionali».

Di tutt’altra opinione Massimo D’Alema, che ritiene la riforma del mercato del lavoro di Fornero e Monti «una norma pasticciata non serve a nulla, non credo dia nulla all’economica italiana e va corretta, e noi la correggeremo». In sostanza «si tratta di migliorare una norma. Lo stesso Monti dice che vigilerà contro abusi, vuol dire che è consapevole che sono possibili abusi».

Oltre alla Cgil che ha indetto sciopero generale e all’Ugl anche la Uil si aggiunge al coro dei contrari alle modifiche apportate all’articolo 18, e annuncia possibili iniziative unitarie con Fiom e Fim contro la riforma.

E a chi promette pressioni sul Parlamento per far modificare il testo della riforma del lavoro e le norme sul reintegro, Mario Monti continua a ribadire la fine della trattative sulla riforma del lavoro e risponde: «nessuno si illuda che forze importanti, che sono state consultate, ma esterne al Governo, possano intervenire per modificare i contenuti della riforma. È in corso un processo di affinamento di un testo complesso ma non aperto ad altri contributi esterni. Il Parlamento può decidere di farlo cadere, approvarlo o di modificarlo, come è probabile».