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Pensione tedesca con doppia imposizione: anomalia risolta, ora si può chiedere il rimborso

di Anna Fabi

13 Marzo 2026 08:43

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Italiani con pensione tedesca: risolto il blocco sulla doppia imposizione, rimborso fino a 5 anni di arretrati. Come fare.

Per anni migliaia di pensionati italiani che hanno lavorato in Germania hanno pagato le tasse due volte: al fisco tedesco e a quello italiano, sulla stessa pensione. Un’anomalia nota, generata da un intoppo burocratico che durava da tempo e che era perfino finito al centro di un’interrogazione parlamentare. Ora la situazione si è sbloccata: la Finanzamt Neubrandenburg RiA — l’ufficio tedesco competente per i pensionati residenti all’estero — ha ripreso l’invio automatico delle certificazioni necessarie a evitare la doppia imposizione. Chi ha subìto il prelievo in eccesso può quindi chiedere indietro quanto versato, fino a un massimo di cinque anni di arretrati.

La trappola fiscale per chi ha lavorato in Germania

Il problema nasce da una differenza strutturale tra i due sistemi previdenziali. In Italia i contributi pensionistici sono versati al lordo: quando arriva la pensione, l’IRPEF colpisce l’intero importo erogato. In Germania funziona al contrario: il fisco tassa i contributi versati durante la vita lavorativa e non la pensione in uscita. Il risultato è che solo una parte dell’assegno pensionistico tedesco costituisce reddito imponibile in Italia — la quota che corrisponde alla porzione di contributi non già tassati in Germania. Senza un documento che attesti questa quota esente, però, l’Agenzia delle Entrate italiana non ha modo di sapere quanta parte della pensione estera debba effettivamente concorrere alla formazione del reddito imponibile. E tassa tutto.

La certificazione bloccata e la svolta del 2026

Il documento che risolve il problema si chiama attestazione della quota non imponibile ed è rilasciato dalla Finanzamt Neubrandenburg RiA, l’unico ufficio tedesco competente per i pensionati che vivono all’estero. Per un periodo prolungato — probabilmente a causa dell’elevato numero di richieste — l’ufficio aveva di fatto sospeso le risposte, lasciando decine di migliaia di pensionati privi della documentazione indispensabile per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi. A marzo 2026 il blocco è stato rimosso: la Finanzamt ha comunicato che le certificazioni verranno ora inviate in modo automatico a tutti i titolari di pensione tedesca residenti in Italia. Non sarà più necessario presentare richiesta: il documento arriverà d’ufficio.

La convenzione Italia-Germania e la quota non imponibile

Il quadro normativo di riferimento è la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania, firmata a Bonn il 18 ottobre 1989 e ratificata in Italia con la legge 459 del 24 novembre 1992. L’articolo 25 — insieme al Protocollo allegato — stabilisce che non tutto il reddito da pensione tedesca deve essere assoggettato a tassazione in Italia: solo la quota imponibile, determinata secondo le regole del diritto tributario tedesco, concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente italiano. La quota esente va certificata dall’ente tedesco e sottratta dal lordo in sede di dichiarazione dei redditi. L’attestazione non ha scadenza: una volta ottenuta, l’importo certificato vale per tutti gli anni successivi. Se la quota non imponibile cambia nel tempo, la Finanzamt invia una nuova certificazione aggiornata.

Il certificato tedesco nella dichiarazione dei redditi

Quando arriva il certificato tedesco, il contribuente ha tutto ciò che serve per compilare correttamente il modello 730 o il modello Redditi. Il funzionamento pratico è il seguente: dall’ammontare lordo annuo della pensione tedesca si sottrae la quota non imponibile certificata dalla Finanzamt. L’importo residuo — la quota effettivamente tassabile — viene poi inserito nella dichiarazione come reddito estero soggetto a IRPEF italiana. Ogni anno si applica la stessa deduzione, salvo aggiornamenti della certificazione. Chi ricorre a un CAF o a un consulente fiscale dovrà semplicemente consegnare il documento tedesco insieme alla consueta documentazione previdenziale.

Fino a cinque anni di arretrati recuperabili

Per chi ha subìto la doppia tassazione negli anni passati senza poter presentare la certificazione — perché non era disponibile o perché non si era a conoscenza della procedura — la normativa prevede la possibilità di richiedere il rimborso delle somme indebitamente versate. Il limite temporale è di cinque anni di arretrati.

La richiesta di rimborso delle imposte italiane pagate in eccesso va presentata al Centro Operativo dell’Agenzia delle Entrate di Pescara, allegando la certificazione tedesca e la documentazione che attesta il pagamento delle imposte negli anni interessati.

La stessa strada vale per chi, pur in possesso della certificazione, non ne aveva mai usufruito in dichiarazione: anche in questo caso il recupero è possibile entro il quinquennio. Si tratta, per molti pensionati, di importi tutt’altro che marginali — e ora, con l’invio automatico finalmente ripristinato, non ci sono più alibi per rimandare la doppia imposizione a un problema di qualcun altro.