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Riforma Pensioni: uscita anticipata a 64 anni irraggiungibile dal 2030

di Teresa Barone

23 Settembre 2025 14:01

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Con le retribuzioni attuali è impossibile raggiungere la pensione anticipata a 64 anni, neppure dopo 40 anni di contributi ed il ricorso al TFR.

Negli ultimi anni la soglia di accesso alla pensione anticipata è aumentata notevolmente e questo trend proseguirà fino al 2030, rendendo praticamente impossibile l’uscita dal mondo del lavoro prima di aver maturato il requisito per il trattamento di vecchiaia.

Secondo i calcoli della CGIL, neanche l’utilizzo del TFR ipotizzato dalla riforma delle pensioni allo studio del Governo per la Manovra 2026) permetterà di optare per la pensione a 64 anni, che dunque nei fatti non rappresenta una soluzione davvero attuabile se non per un pugno di contribuenti.

Stando allo studio sindacale, infatti, l’importo soglia (ossia l’ammontare mensile della pensione che bisogna aver maturato tramite il proprio montante contributivo) che nel 2025 è pari a 1.616,07 euro (in aumento di ben 306,65 euro rispetto al 2022), da qui ai prossimi cinque anni (ossia nel 2030) arriverà addirittura a 1.811,78 euro (+502,36 euro rispetto al 2022).

È un aumento che richiede un montante contributivo aggiuntivo di oltre 128.000 euro, irraggiungibile per chi ha carriere discontinue o salari medio-bassi.

Il vero nodo – sostiene la segretaria confederale Lara Ghiglione – è quello della precarietà e dei salari:

fissare una soglia così alta significa rendere impossibile l’uscita a 64 anni alla stragrande maggioranza dei lavoratori italiani. Con retribuzioni medie o basse la soglia non è raggiungibile nemmeno dopo 40 anni di contributi.

Dunque, nella riforma pensioni 2026 potrebbe entrare una misura del tutto inutilizzabile.