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Orario di lavoro ridotto, per quale categorie è richiesto

di Noemi Ricci

Pubblicato 28 Aprile 2023
Aggiornato 10 Aprile 2024 07:16

Orario ridotto a parità di stipendio per categorie senza smart work e sede di rinnovo contratto, come legno arredo, bancari e alimentaristi: le richieste.

In vista dei rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) di alcuni settori, i sindacati si stanno battendo per ottenere una riduzione oraria a parità di stipendio o l’adeguamento del potere d’acquisto degli stipendi, messo a dura prova dal caro vita.

Tra le categorie coinvolte ci sono Legno-Arredo, Bancari e Alimentaristi. Ai lavoratori di questi settori si aggiungono quelli delle Telecomunicazioni, che stanno attraversando un periodo difficile, con licenziamenti da parte delle compagnie telefoniche e una situazione economica sfavorevole.

Vediamo in dettaglio quali sono le richieste dei sindacati e le problematiche con le quali si scontrano.

Orario ridotto e adeguamento salariale

Da tempo i sindacati sollecitano il Governo a ridurre le ore lavorative settimanali, mantenendo invariate le retribuzioni, in particolare per le attività alle quali lo smart working e il lavoro agile non sono applicabili.

I sindacati hanno spingono per inserire queste novità attraverso le contrattazioni collettive di settore ma anche tramite interlocuzione diretta con il nuovo Esecutivo. Le richieste includono quindi un orario di lavoro ridotto a parità di stipendio o aumenti per proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Le richieste per il settore bancario

Per i 270mila dipendenti del settore bancario si chiede una riduzione di 10 ore al mese (quasi 16 giorni all’anno), con una riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, e un aumento salariale di 435 euro nel triennio. Tra le altre richieste contenute nella piattaforma sindacale approvata da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin anche il ripristino del calcolo pieno del TFR, l’estensione dell’area contrattuale e l’introduzione di limiti per le attività appaltabili. Inoltre, si propone la reintegra in caso di licenziamenti ingiustificati e una regolamentazione sul lavoro da remoto per prevenire abusi.

La piattaforma verrà sottoposta al vaglio delle assemblee dei lavoratori nelle prossime settimane. Tra gli altri punti, si richiede una maggiore collaborazione tra sindacati e aziende per affrontare la situazione dei carichi di lavoro e delle carenze organiche, e l’aggiornamento dell’accordo sulle politiche commerciali.

La proposta dei sindacati prevede anche maggiori tutele in materia di obblighi del personale e procedimenti disciplinari, contrastando ad esempio i codici di condotta unilaterali. Si richiede inoltre un’attenzione alle politiche di genere, l’ampliamento dei permessi, il miglioramento del welfare e il rafforzamento del Fondo per l’Occupazione.

Ricordiamo che, per i bancari, il contratto attuale è scaduto a fine dicembre 2022 ed è stato prorogato fino al 30 aprile 2023. Le parti sociali si incontreranno per discutere la piattaforma e cercare di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di contrastare la destrutturazione del settore e migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti.

Le richieste per il settore alimentare

Per il settore alimentare i sindacati spingono per 24 giorni di lavoro in meno all’anno (da 40 a 36 ore a parità di salario) e un aumento di oltre 300 euro su un quadriennio, in accordo con le performance del settore e l’innovazione tecnologica. Le richieste includono un aumento salariale di oltre 300 euro mensili a parametro 137 e la riduzione dell’orario settimanale da 40 a 36 ore, a parità di salario.

Questo, ha sottolineato il segretario nazionale Uila-Uil Michele Tartaglione, a fronte del fatto che il settore alimentare ha registrato una crescita continua, superiore a quella del manifatturiero, stando ai dati emersi a Cibus e Vinitaly. Crescita dovuta all’impegno e alle professionalità delle lavoratrici e lavoratori, che però hanno visto erodere le loro retribuzioni a causa dell’inflazione, osserva Tartaglione.

Ecco perché si ritiene che sia giunto il momento di avviare un confronto aperto per trovare un equilibrio tra le necessità di produttività e competitività delle aziende e il bisogno di nuove forme di flessibilità nella gestione e organizzazione del lavoro. L’obiettivo è coniugare l’introduzione di tecnologie innovative con un maggiore benessere lavorativo, creando un modello sociale del lavoro sostenibile e adeguato ai tempi.

Per lo scopo, la Uila inizierà il percorso di consultazione nelle fabbriche per arrivare, il 31 maggio, alla definitiva approvazione delle piattaforme e al successivo invio alle controparti, in vista dell’avvio del negoziato.

Le richieste per il settore Legno-Arredo

In stallo, invece, il rinnovo del Contratto Nazionale del Legno-Arredo, settore che conta 200.000 addetti e rappresenta uno dei settori più importanti del Made in Italy, scaduto il 31 dicembre. A bloccare le trattative sono le divergenze salariali tra sindacati (Filca, Fillea, Feneal) e Federlegno, a causa dell’indisponibilità di quest’ultimo a riconfermare il modello contrattuale consolidato dal 2016, che permetteva un recupero più efficace del potere d’acquisto per i lavoratori.

Tra le richieste avanzate dai sindacati ci sono: una riduzione dell’orario di circa 12 giorni all’anno a pari retribuzione, aumenti retributivi per tutelare il potere d’acquisto e una maggiore formazione per gli operai e gli impiegati del settore. Le imprese, invece, vogliono bloccare il contratto per un anno, negando ai lavoratori ogni miglioramento su orario, diritti e tutele.

In risposta a questa situazione, i sindacati Feneal Filca Fillea hanno proclamato uno sciopero di 8 ore per il 21 aprile, durante la settimana del Salone del Mobile, con manifestazioni territoriali.

I nodi da sciogliere

La riduzione dell’orario lavorativo, accompagnata o sistituita da un adeguamento salariale, potrebbe soddisfare le richieste dei lavoratori e segnare un’importante svolta. Tuttavia, l’attuabilità di queste proposte è messa in discussione dalla loro sostenibilità economica. Le richieste sindacali hanno infatti un costo considerevole, a fronte del fatto che non vengono proposte riduzioni salariali in cambio di meno ore di lavoro.

Un altro ostacolo all’attuazione dell’orario ridotto è il problema della produttività in Italia, che non è a livelli funzionali.

Per questi motivi, al momento, il modello proposto dai sindacati dei settori citati non è considerato facilmente applicabile su larga scala.

Tuttavia, grazie alle aziende che hanno iniziato a sperimentare soluzioni innovative come la settimana corta, si spera che presto ci saranno dati per avviare un dibattito concreto.