Certificazione di Parità: proroga esonero contributi

di Redazione PMI.it

Esonero contributivo alle imprese con Certificazione per la parità di genere: istruzioni e nuova scadenza per la presentazione delle domande all'INPS.

Aggiornata la scadenza e le istruzioni INPS per presentare domanda di l’esonero contributivo a favore delle aziende in possesso della Certificazione di parità di genere: per la decontribuzione, le imprese potranno presentare richiesta all’istituto previdenziale entro il 30 aprile, comunicando gli elementi previsti dal DM Lavoro del 20 ottobre 2022, assieme alla Certificazione di parità.

Inoltre, in sede di compilazione della domanda, bisogna indicare la retribuzione media mensile globale (stimata per l’intero periodo di durata della certificazione) e non quella del singolo lavoratore. Dunque, per le domande già inviate con il dato non corretto si dovrà procedere con la rinuncia alla vecchia richiesta di esonero e con la presentazione di una nuova – e corretta – domanda entro fine aprile.

Vediamo tutto.

Decontribuzione con parità di genere

Partiamo dall’agevolazione contributiva, che è stata introdotta dall’articolo 5 della legge 162/2021. L’esonero, fino a un massimo dell’1% dei versamenti totali dell’impresa, ha un tetto di 50mila euro (riferiti a ogni singola azienda). Il requisito fondamentale è la Certificazione sulla parità di genere (di cui all’articolo 46-bis del decreto legislativo n. 198/2006 – Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).

Per ottenere questo documento bisogna rispettare i parametri minimi previsti dalla Prassi UNI/PdR, pubblicata il 16 marzo 2022, contenente «Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l’adozione di specifici KPI (Key Performance Indicator – indicatori chiave di prestazione) inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni». Il documento prevede le seguenti aree specifiche, a cui dare un punteggio:

  • cultura e strategia,
  • governance,
  • processi HR,
  • opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda,
  • equità remunerativa per genere,
  • tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Beneficiari della decontribuzione

Possono accedere al beneficio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, che abbiano conseguito la certificazione. In particolare:

  • gli enti pubblici economici;
  • gli Istituti autonomi case popolari trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici;
  • gli enti che per effetto dei processi di privatizzazione si sono trasformati in società di capitali, ancorché a capitale interamente pubblico;
  • gli ex istituti pubblici di assistenza e beneficenza (IPAB) trasformati in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto privi dei requisiti per trasformarsi in ASP, e iscritti nel registro delle persone giuridiche;
  • le aziende speciali costituite anche in consorzio, ai sensi degli articoli 31 e 114 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
  • i consorzi di bonifica;
  • i consorzi industriali;
  • gli enti morali;
  • gli enti ecclesiastici.

Sono escluse le pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del dlgs 165/2001.

La domanda INPS per l’esonero contributivo

La domanda di decontribuzione si presenta all’INPS inserendo i seguenti elementi:

  • dati identificativi dell’azienda;
  • retribuzione media mensile stimata relativa al periodo di validità della certificazione di parità di genere (periodo globale);
  • aliquota datoriale media stimata relativa al periodo di validità della certificazione di parità di genere;
  • forza aziendale media stimata relativa al periodo di validità del certificato;
  • dichiarazione sostitutiva di essere in possesso della certificazione di parità di genere, e di non essere incorsa in provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi adottati dall’Ispettorato nazionale del lavoro;
  • periodo di validità della certificazione di parità di genere.

=> Certificazione Parità di Genere: guida alle regole

Come e quando si inoltra l’istanza

Per fare domanda, bisogna inoltrare apposita domanda all’INPS utilizzando il modulo online “PAR_GEN” disponibile nella sezione denominata “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)”. Per l’anno 2022, le domande possono essere presentate dal 27 dicembre 2022 fino al 30 aprile 2023 previo conseguimento della certificazione entro il 31 dicembre 2022.

Importo del beneficio

Il beneficio, parametrato su base mensile, è fruito dai datori di lavoro in riduzione dei contributi previdenziali a loro carico. La misura è finanziata con 50 milioni di euro e il limite massimo annuo di esonero fruibile è pari a 50mila euro (1%), ovvero 4.166,66 euro (€ 50.000,00/12) per ciascun periodo di paga, facendo riferimento esclusivamente alla contribuzione datoriale che può essere oggetto di sgravio.

Nel caso in cui le domande dovessero superare le risorse, si procederà al riparto fra i richiedenti aventi diritto.

L’agevolazione è cumulabile con altri esoneri o riduzioni  a condizione che per non sia espressamente previsto un divieto. L’INPS effettua le verifiche sulla regolarità dei requisiti: i datori di lavoro che eventualmente abbiano fruito indebitamente dell’esonero contributivo devono restituire l’agevolazione e pagare le relative sanzioni.

NB: trattandosi di un beneficio generalizzato, non rientra nel novero degli aiuto di Stato e quindi non è soggetto alle relative limitazioni.

Tutti i dettagli amministrativi e contabili sono disponibili nella Circolare applicativa e nel nuovo Messaggio INPS 1269 del 3 aprile.

Iniziative per la parità di genere nel lavoro

Per quanto riguarda le iniziative previste per la parità salariale e l’inclusione delle lavoratrici (in attuazione dell’articolo 1, comma 276, della legge 178/2020), il decreto attuativo dell’esonero prevede che, per l’anno 2022, le attività siano definite insieme all’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP), in accordo con il dipartimento per le Pari opportunità, e in coerenza con il Piano strategico nazionale per la parità di genere. Per gli anni successivi, le attività saranno invece definite da specifici decreti del ministero del Lavoro.