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Monitoraggio lavoratori in Smart Working al 43% in Italia

di Redazione PMI.it

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Monitoraggio dei lavoratori durante lo smart working: adozione tra le PMI italiane, attività più controllate, pro e contro, potenzialità e punti deboli.

Oltre la metà dei lavoratori italiani non avrebbe obbiezioni a subire una qualche forma di monitoraggio durante l’attività in smart working, strategia che peraltro appare già ampiamente  attuata con appositi software di controllo, che dall’inizio dell’emergenza Covid-19 hanno registrato un’autentica impennata visto il ricorso massivo allo smart working, con un innegabile impatto positivo sui risultati aziendali. Ma permangono ancora dubbi sull’utilizzo dei dati e delle attività di controllo dipendenti in relazione ai rapporti di fiducia. Sono questi i principali risultati emersi dall’indagine con cui Capterra sui rapporti di lavoro all’interno delle PMI che adottano il lavoro agile, con un focus particolare sul monitoraggio dell’attività dei dipendenti da remoto.

La pandemia da Coronavirus e l’esigenza di contenere il rischio di contagio hanno infatti portato aziende e PA ad organizzare massicciamente il lavoro in remoto per i propri dipendenti. Generando spesso dubbi e difficoltà. Uno dei principali scogli è stata inevitabilmente la scarsa predisposizione mentale. Per molti altri, invece, il lavoro agile ha rappresentato una sfida e un’occasione di crescita e miglioramento.

Il monitoraggio e le attività più controllate

L’analisi è stata condotta lo scorso novembre su un campione (dipendenti, manager e imprenditori in aziende di diversi settori) di oltre 5mila intervistati provenienti da quattro Paesi europei (Italia, Spagna, Olanda e Francia), analizzando in base ai dati raccolti la prospettiva dei dipendenti e il punto di vista del management.

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Per il 43% dei lavoratori italiani in smart working risulta una qualche forma di monitoraggio dell’attività durante l’orario di lavoro con appositi strumenti. Di questi, nel 22% dei casi il controllo è partito dopo lo scoppio della pandemia, per meglio valutare il grado di produttività da casa. L’88% ha espressamente ricevuto, approvato e firmato una specifica informativa relativa alle attività che il datore di lavoro avrebbe monitorato, mentre il 12% non ha ricevuto comunicazioni in merito ed ha cercato autonomamente le informazioni di cui aveva bisogno. Le attività più controllate:

  • Attività al computer: sessione e navigazione Internet, movimenti con mouse e tasti (54%).
  • Presenze,  intese come orario di log-in e log-out, ore lavorate e straordinari registrati (50%).

Gli investimenti in strumenti di controllo

Dal lato aziendale, sono numerosissime le PMI che hanno investito nell’adozione di software per il monitoraggio dei dipendenti (74%). Gli aumenti di budget sono stati: tra l’1% al 50% in più per il 34% degli intervistati; tra il 50% ed il 100% in più per il 28% degli intervistati; più del 100% per il 12% degli intervistati. Il 69% degli intervistati ha dichiarato che continuerà ad investire in questa tipologia di software, nel 2021 e negli anni a venire. Questo anche a fronte del fatto che per il 67% degli imprenditori e dei manager il monitoraggio ha un impatto positivo per l’azienda.

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Pro e contro

Analizzando lo stato d’animo dei lavoratori a fronte del monitoraggio: il 44% vorrebbe più libertà ma ritiene il controllo non eccessivo; il 52% avrebbe comunque scelto di essere monitorato; il 48% ha dichiarato di essere contrario. Tra le motivazioni di coloro che sono favorevoli al monitoraggio troviamo: la volontà di dimostrare al datore di lavoro di non aver niente da nascondere; mostrare la propria produttività effettiva per richiedere un aumento di stipendio commisurato; essere supportati e guidati; dimostrare la propria produttività per continuare a lavorare in smart working anche al termine della pandemia. Le motivazioni dei contrari si basano invece su questioni di privacy e sulla convinzione che stima e fiducia si basino su rispetto e credibilità.

Per i dipendenti i principali vantaggi del monitoraggio riguardano il controllo del carico di lavoro, delle ore lavorative e degli straordinari accumulati. I principali svantaggi del monitoraggio riguardano per lo più aspetti intangibili che possono influenzare negativamente le relazioni umane all’interno degli uffici: fiducia, stress, mancanza di etica, riduzione della motivazione. Secondo il punto di vista del management i principali vantaggi del monitoraggio riguardano la ricerca dell’ottimizzazione e della massima efficienza e la gestione del personale in termini di ferie, permessi e ore lavorate. Gli svantaggi riguardano il clima di sicurezza e fiducia con i propri dipendenti. Dal quadro che emerge, dipendenti e manager nutrono gli stessi dubbi e condividono la convinzione che questi strumenti possano aiutare a monitorare meglio l’effettivo carico di lavoro.

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Monitoraggio come incentivo

Il 51% del management dichiara che il monitoraggio ha portato a implementare misure positive come bonus, promozioni, assegnazioni di maggiori responsabilità e di nuovi progetti nei confronti dei dipendenti che si sono dimostrati più brillanti e motivati. Questo dovrebbe spingere a ripensare le politiche di sorveglianza come strumenti di incentivo e non di controllo. La percezione dei dipendenti circa l’utilità del monitoraggio per le aziende rende però evidente la necessità che le PMI forniscano spiegazioni chiare e non lascino spazio all’interpretazione.

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