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Reddito di cittadinanza: il patto per il lavoro

di Barbara Weisz

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Dalla comunicazione di disponibilità al lavoro alla differenziazione fra patto per il lavoro e patto per l'inclusione sociale: dettagli sul reddito di cittadinanza.

Entro 30 giorni dal riconoscimento del reddito di cittadinanza bisogna presentare una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, entro lo stesso termine il titolare del RdC e tutti i componenti maggiorenni del suo nucleo familiare (per i quali non intervengono cause di esclusione) vengono contatti dai centri per l’impiego: inizia così il percorso del patto per il lavoro, uno dei pilastri intorno ai quali è regolamentata la nuova prestazione.

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Vediamo esattamente come funziona l’intero percorso, in base a quanto previsto dal decreto approvato dal Governo il 17 gennaio.

Patto per il lavoro

Sono tenuti al patto per il lavoro non solo il titolare del reddito di cittadinanza ma anche tutti i componenti maggiorenni del nucleo familiare che non hanno un lavoro e non frequentano corsi di studio o di formazione. Sono esclusi solo gli over 65, le persone con disabilità, i componenti con carichi di cura di bambini fino ai tre anni o di persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Come detto, il primo adempimento da effettuare è la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro: si potrà utilizzare l’apposito sito web in via di realizzazione (Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro) o rivolgersi a centri per l’impiego e patronati.

Sempre entro 30 giorni dal riconoscimento del RdC il titolare e i familiari abilitati al lavoro ma disoccupati vengono contattati:

  1. dai centri per l’impiego per stipulare il patto per il lavoro,
  2. dai servizi comunali per il contrasto alla povertà per avviare un percorso che possa sfociare nel patto per il lavoro o nel patto per l’inclusione sociale.

Ricadono nel punto 1. coloro che hanno almeno un componente del nucleo familiare con almeno una delle seguenti caratteristiche:

  • disoccupazione da non più di due anni,
  • età inferiore ai 26 anni,
  • beneficiario NASPI in corso o terminato da un anno al massimo,
  • sottoscrittore negli ultimi due anni di un Patto di servizio in corso di validità con un centro per l’impiego.

=> Reddito di cittadinanza, i calcoli caso per caso

Nel caso in cui, al momento di questa convocazione i beneficiari del reddito di cittadinanza non abbiamo ancora reso la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, effettueranno l’adempimento al primo incontro con il centro per l’impiego. Entro i successivi 30 giorni, faranno lo stesso anche gli eventuali altri componenti del nucleo che non ricadono in una fattispecie di esonero.

Dopo questa fase, viene stipulato il patto per il lavoro vero e proprio: è necessario un decreto ministeriale per definire caratteristiche e modelli di questo patto per il lavoro, che in linea generale ha le seguenti caratteristiche:

  • il beneficiario del RdC collabora con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze, ai fini della definizione del Patto per il lavoro;
  • accetta tutti gli obblighi previsti dal patto (registrazione sulla piattaforma ANPAL che va consultata quotidianamente, ricerca di lavoro, adesione a corsi di formazione o riqualificazione professionale o a progetti per l’autoimprenditorialità, colloqui psicoattitudinali, accettazione di almeno una di tre offerte di lavoro congrue. Nel caso in cui il RdC sia già stato rinnovato, bisogna accettare la prima offerta congrua).

Attenzione: le attività sopra descritte fanno parte del patto per il lavoro, che ne definisce con precisione i dettagli. Quindi, per esempio, la ricerca di lavoro va effettuata secondo le modalità previste dal patto, che individuerà un preciso diario di attività da svolgere settimanalmente. I corsi o i percorsi di riqualificazione tengono conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali. I colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione per trovare lavoro sono svolti su indicazione dei servizi componenti e a loro volta tengono conto delle competenze certificate.

La legge stabilisce le caratteristiche che deve avere un’offerta di lavoro per essere definita congrua Alle caratteristiche già precedentemente previste (coerenza con le esperienze maturate, contratto ed offerta economica adeguata), si aggiungono precisi requisiti legati alla distanza dal domicilio e alla durata della fruizione del reddito di cittadinanza.

Per quanto riguarda quest’ultima caratteristica, in estrema sintesi, nei primi 12 mesi l’offerta è congrua se è entro 100 km da casa (in caso di prima offerta), entro 250 km in caso di seconda offerta, su tutto il territorio nazionale alla terza offerta. Dopo i primi 12 mesi, l’offerta è congrua se è entro 250 km da casa oppure, in caso di terza offerta, su tutto il territorio nazionale. Anche questa è una parte importante, perché le regole prevedono che si debba accettare almeno una di tre offerte congrue. Dopo il rinnovo, invece, bisogna accettare la prima offerta congrua.

Patto per l’inclusione sociale

Coloro che  vengono chiamati dai servizi comunali non stipulano subito il patto per il lavoro. In questo caso, viene fatta una valutazione specifica: se viene rilevato che i bisogni sono connessi alla situazione lavorativa viene siglato il patto per il lavoro (per tutti i familiari aventi diritto). Se la situazione è più complessa viene scelto il Patto per l’inclusione sociale, che coinvolge oltre ai centri per l’impiego anche altri servizi comunali.

Attenzione: in entrambi i casi (patto per il lavoro o patto per l’inclusione sociale), i beneficiari del RdC devono partecipare a progetti utili alla collettività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Bisogna mettere a disposizione un numero di ore coerenti con il proprio percorso di inserimento, che comunque non possono essere più di otto a settimana.