Rinnovabili: ricorsi contro lo Spalma incentivi

di Francesca Vinciarelli

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Investitori italiani ed esteri si muovono per vie legali contro lo Spalma Incentivi e manca ancora il decreto attuativo.

Il decreto “Spalma Incentivi”, è cosa nota, non è mai piaciuto alle imprese della filiera delle Rinnovabili, le quali da subito hanno sollevato polemiche verso le nuove norme che penalizzano gli investimenti già effettuati. Addirittura il provvedimento è stato accusato di essere incostituzionale in materia di retroattività e tutela dell’affidamento, nonché di obblighi internazionali e ora le Associazioni di categoria annunciano il ricorso al TAR e la causa civile contro il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), con l’obiettivo proprio di far dichiarare incostituzionale il cosiddetto “Spalma Incentivi”. Intanto è ancora attesa la norma attuativa da parte del Governo.

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Spalma Incentivi

Si tratta di una delle misure avviate dal Governo nel Decreto Competitività con lo scopo di ridurre la bolletta elettrica alle PMI, ottenendo però come risultato quello di tagliare in modo retroattivo le risorse destinate agli impianti fotovoltaici già funzionanti e di mettere a rischio di fallimento molte imprese e di licenziamento almeno 10.000 lavoratori.

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I ricorsi

Per Anie Rinnovabili la nuova norma

“Va a toccare diritti già acquisiti, ledendo il principio di certezza e di affidamento delle imprese verso lo Stato”.

Della stessa opinione AssoRinnovabili che ha annunciato il ricorso contro il taglio retroattivo degli incentivi elargiti finora alle rinnovabili a danno degli investimenti già effettuati e la possibilità per il GSE di cambiare unilateralmente le modalità contrattuali. Sull’incostituzionalità del provvedimento nei mesi scorsi si era già espresso il Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, il quale ritiene che i vizi di costituzionalità sussistono anche con riferimento al prolungamento della durata dell’incentivo, a compensazione della riduzione del suo valore perché, spiegava:

«un credito non ha lo stesso valore quale che sia il tempo in cui viene soddisfatto».

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Decreto attuativo mancante

Il tutto senza considerare che l’Esecutivo non ha ancora emanato il decreto attuativo, che sarebbe dovuto arrivare per il 1° ottobre disciplinando le percentuali di riduzione dell’incentivo. Così gli investitori che hanno installato impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW, oltre a vedersi ridurre i sussidi a partire dal gennaio 2015, si trovano anche nella condizione di non poter scegliere la modalità di riduzione della tariffa. La legge aveva infatti previsto che si potesse scegliere tra un taglio minore spalmato su più anni o uno secco ma di durata più breve, comunicando la propria scelta al GSE entro il prossimo 30 novembre, pena l’applicazione automatica del taglio più netto. Peccato che ad oggi manca ancora la norma attuativa relativa all’opzione che prevede la rimodulazione “secondo modalità da individuare con decreto”:

«Oltre al danno, la beffa: oggi chi ha un impianto fotovoltaico di potenza superiore a 200 kW in Italia non solo si è visto decurtare l’incentivo retroattivamente, ma si trova pure nella condizione di non poter scegliere la modalità con cui gli sarà ridotta la tariffa, perché la disciplina attuativa di una delle tre opzioni non esiste ancora», ha dichiarato Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili.

Per questo l’’associazione chiede una proroga dei tempi.

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Investimenti esteri

E ad annunciare ricorsi contro lo “Spalma Incentivi” non sono solo gli operatori italiani, anche gli investitori stranieri, proprietari di gran parte degli impianti fotovoltaici italiani minacciano azioni legali e il blocco di ogni investimento strutturale in Italia, Paese nel quale non viene assicurata la stabilità normativa a lungo termine. Nel mese di luglio sono stati circa cento gli investitori stranieri che hanno avviato la prima fase della procedura arbitrale prevista dal Trattato internazionale della Carta dell’Energia ritenendo che l’Italia stia violando il principio di stabilità dei meccanismi di incentivazione e di non discriminazione. Un altro gruppo di operatori, che comprende sia investitori italiani che stranieri, ha impugnato lo “Spalma Incentivi” con un ricorso alla Commissione Europea per violazione delle direttive UE sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di gas serra.