Taglio alle Rinnovabili: la tabella con gli incentivi ridotti

di Barbara Weisz

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Ecco come funziona la riduzione degli incentivi al Fotovoltaico prevista dal Decreto Competitività: le opzioni per le imprese e la rimodulazione delle tariffe.

Gli incentivi al Fotovoltaico vengono ridotti dal primo gennaio 2015, con la possibilità per le aziende produttrici di scegliere fra un taglio dell’8% o per una riduzione più consistente in cambio di un allungamento del periodo di agevolazione: è il meccanismo previsto dalla norma taglia bollette contenuta nel Decreto Competitività.

=> Il Decreto Competitività in pillole

In pratica, per abbassare del 10% il costo dell’elettricità, il Governo ha ridotto una serie di voci che prima pesavano sulle bollette, fra le quali anche i contributi statali alle Rinnovabili, rimodulati per gli impianti di potenza superiore a 200 KW. Secondo le stime del Governo, la norma riguarda 8.600 imprese (il 4,3% del totale delle circa 200mila aziende del settore), che percepiscono il 60% del totale degli incentivi. Vediamo come funziona la norma, di cui all’articolo 26 del Dl 91/2014.

=> Taglio bollette e incentivi alle Rinnovabili

La rimodulazione parte dal primo gennaio 2015: la tariffa incentivante per gli impianti sopra i 200 KW viene allungata da 20 a 24 anni e ridotta in base alla seguente tabella:

Periodo residuo Riduzione incentivo
12 anni 25%
13 anni 24%
14 anni 22%
15 anni 21%
16 anni 20%
17 anni 19%
18 anni 18%
oltre 19 anni 17%

Opzione rimodulazione in 24 anni

La riduzione degli incentivi è compensata dalla maggiore durata, che nel frattempo pesa sulle casse delle imprese del settore. Per bilanciare questo effetto negativo, è prevista per le aziende la possibilità di ricorrere a finanziamenti bancari coperti dalla garanzia della Cassa Depositi e Prestiti, per importi corrispondenti alla differenza fra la tariffa agevolata applicata fino alla fine del 2014 e quella, ridotta, che scatterà dal 2015. Gli incentivi partono dalla data di entrata in esercizio dell’impianto. Per le tariffe onnicomprensive previste dal Quinto Conto Energia, le riduzioni si applicano alla sola componente incentivante.

=> Pro e contro del decreto spalma incentivi

Opzione riduzione incentivi

In alternativa, le aziende del settore possono scegliere di non allungare il periodo di agevolazione, e in questo caso il taglio degli incentivi è limitato all’8% (rispetto alle tariffe applicate prima del 25 giugno): anche in questo caso, la rimodulazione parte dal primo gennaio 2015 ma le imprese devono esercitare l’opzione entro il 30 novembre 2014, comunicandola al GSE (Gestore dei Servizi Energetici).

Erogazione incentivi

Infine, c’è una novità che riguarda tutte le imprese del settore beneficiarie degli incentivi, indipendentemente dall’opzione esercitata: dal secondo semestre 2014, quindi dal prossimo primo luglio, le tariffe incentivanti vengono erogate dal GSE con rate mensili costanti in misura pari al 90% della producibilità media annua stimata di ciascun impianto nel corso dell’anno solare, e poi effettua il conguaglio, in relazione alla produzione effettiva, entro il 30 giugno dell’anno successivo. Il GSE stabilirà specifiche modalità operative entro il 10 luglio (15 giorni dall’entrata in vigore del decreto), che confluiranno in un decreto del ministero dello Sviluppo Economico.

Imprese

Il provvedimento è fortemente criticato dalle associazioni di categoria, che temono pesanti ripercussioni sul mercato, con il rischio di chiusura di molte imprese che hanno investito sulle rinnovabili. Assorinnovabili, che aveva chiesto al presidente della Repubblica di non firmare il decreto (considerato a rischio incostituzionalità), teme le ripercussioni per le imprese che investono nel settore: rischio fallimenti, perdita di circa 10mila posti di lavoro, danno per il fisco in termini di minori entrate fra i 500 e 700 milioni di euro. E promette ora nuova battaglia sulla riduzione retroattiva degli incentivi agli impianti fotovoltaici, scrivendo al Commissario UE per l’Energia Günther Oettinger.

ANIE/GIFI teme che in questo modo si allontanino anche «quei pochi investitori che ancora hanno la volontà e la lungimiranza di supportare l’industria delle rinnovabili (e non solo) in Italia», elenca una serie di misure penalizzanti subite negli ultimi due anni dalle imprese delle rinnovabili (raddoppio IMU, oneri di sbilanciamento, tassa ad hoc per pagare i costi del GSE, Robin-Hood Tax, dimezzamento dei prezzi del ritiro dedicato, ammortamento in 25 anni invece che in 9, tassazione speciale del 25% per le imprese agricole che producono Fotovoltaico, obbligo di riaccatastamento e variazione della rendita per le famiglie che costruiscono un impianto fotovoltaico sul tetto). E propone invece una diversa soluzione: sì a spalmare gli incentivi su un periodo più lungo ma attraverso l’emissione di bond (obbligazioni) da parte del GSE. In questo modo il “debito” legato alle rinnovabili resta all’interno del settore, e non ricade sulla bolletta (quindi su cittadini e PMI), e si continua a sostenere il mercato delle rinnovabili.

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