Agroalimentare: le nuove regole del Pacchetto Qualità UE

di Peppe Croce

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Il Pacchetto Qualità UE modifica la disciplina comunitaria sulle DOC, DOCG, DOP, STP e IGP: per le imprese agricole meno burocrazia per i marchi e più tutele contro la contraffazione.

Buone notizie per le aziende agricole italiane che operano nei Consorzi di tutela delle decine di denominazione d’origine riconosciute al nostro paese: la UE ha dato il via libera al “Pacchetto Qualità” che modifica la disciplina comunitaria sulle DOC, DOCG, DOP, STP e IGP. Novità anche per i prodotti tradizionali e maggiori poteri ai Consorzi di tutela.
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Il Pacchetto Qualità, che risponde a molte delle richieste avanzate dall’Italia, entrerà in vigore appena ratificato dal Consiglio Europeo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Le novità del Pacchetto Qualità

La novità principale è la semplificazione burocratica: ci vorrà la metà del tempo (dagli attuali 12 ai futuri 6 mesi) per ottenere un marchio di riconoscimento UE per i prodotti agricoli.

Altra novità è il rafforzamento del ruolo dei produttori: i consorzi di produttori, trasformatori e produttori-trasformatori avranno maggiori possibilità di proteggere le loro specialità dalla contraffazione e persino di adottare misure dirette per tutelare i nomi commerciali e la reputazione dei prodotti tutelati.

Passando ai prodotti tutelati, spunta una nuova definizione di “prodotti tradizionali“: non basteranno più 25 anni per ottenere il riconoscimento della Specialità Tipica Garantita (STG, come la pizza napoletana che lo è diventata nel febbraio 2010), ne serviranno 30. Questo per fermare la possibile invasione di finte o discutibili STG che avrebbero potuto rendere il marchio poco più di una scatola vuota agli occhi dei consumatori.

La cosa buona, è che potranno ottenere la STG anche le ricette e non solo i metodi di produzione. Si tratta di un’altra arma in più contro la contraffazione, che probabilmente susciterà nella prima fase della sua attuazione qualche polemica da parte di chi verrà escluso.

Nasce una nuova etichetta specifica per prodotti di montagna, mentre quella dedicata alle isole dovrebbe essere introdotta a 12 mesi dall’entrata in vigore del Pacchetto Qualità, insieme al nuovo schema per agricoltura locale e vendita diretta.  Si segnala infine l’inserimento della cioccolata tra i prodotti di qualità e la possibilità di indicare i “marchi di area” in etichetta.

Mercato Agroalimentare in Italia

L’Italia vanta vanta il primato UE nelle DOP, IGP e STG con circa 250 prodotti certificati.
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Tra le novità più importanti per le imprese italiane spicca la protezione ex officio: tutti gli Stati membri sono ora obbligati a contrastare le contraffazioni dei prodotti tutelati con indicazione geografica di un altro paese. Ciò vuol dire che, entro i confini europei, la tutela delle Denominazioni d’origine e degli altri marchi di qualità non ha più confini. Noto è il caso del Parmesan, palese tarocco del Parmigiano Reggiano, venduto anche in molti paesi europei senza che nessuno muovesse un dito nonostante le ripetute rimostranze italiane.

Offerta libera

Quel che l’Italia voleva e non ha ottenuto è l’aggregazione dell’offerta per gestire direttamente il volume dei prodotti immessi sul mercato, ” un prerequisito indispensabile per assicurare uno sviluppo equilibrato del mercato e preservare l’autenticità e la qualità delle DOP-IGP”, come spiega Stefano Fanti, direttore Consorzio Prosciutto di Parma e vice presidente Associazione Italiana Consorzi e Indicazioni Geografiche.

La questione va oltre la miope visione di aggregazione come turbamento del libero mercato. L’agroalimentare di qualità funziona bene se organizzato in filiere compatte: dalla campagna al negozio,  senza intoppi e con molti controlli per garantire al consumatore l’acquisto di un prodotto degno del marchio in etichetta.

Periodi di sovraproduzione, che non può essere ad esempio lavorata dai trasformatori o venduta sul mercato, portano non solo ad un crollo del prezzo della materia prima ma anche alla possibilità che i beni in eccesso vengano immagazzinati oltre il tempo giusto per la loro conservazione.

Far quadrare l’agricoltura con la teoria economica, però, non è mai facile. Se ne riparlerà in occasione della discussione sulla riforma della PAC, la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea.

Marchi di qualità: business in crescita

I marchi di qualità registrati in Europa sono un migliaio, in Italia ben 246. Il giro d’affari 2010, certificato dal Rapporto Qualivita-Ismea 2011 è elevato: 85mila aziende, fatturato alla produzione di 6 miliardi e al consumo di 10 miliardi di euro di cui il 26% sul mercato internazionale.

Tuttavia, solo alcune grandi Dop e Igp fanno il pieno lasciando alle altre gli spiccioli: nel 2010 le prime dieci denominazioni hanno rappresentato l’82% del fatturato complessivo con una crescita di fatturato stabile per questi prodotti a marchio.

Confrontando la quantità delle denominazioni, all’interno di ogni tipologia merceologica, con il valore di mercato si scoprono invece delle sorprese: nei prodotti ortofrutticoli le denominazioni protette sono il 40% del totale, ma rappresentano solo il 5% del fatturato del settore; per gli oli di oliva le denominazioni sono il 17% del totale prodotto, ma rendono appena l’1% del fatturato.
Dove il sistema dei marchi funziona e rende bene, invece, è il settore dei formaggi e quello delle carni.

Per approfondimenti consulta il Pacchetto Qualità

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