L’agevolazione per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI finanziata dal PNRR «è una misura che mancava. Si tratta di un incentivo sui costi di realizzazione dell’impianto FER e non sull’energia consumata». Grazie alla riapertura dello sportello, le aziende possono presentare domanda dallo scorso 8 luglio e fino al 30 settembre 2025, utilizzando la piattaforma sul portale di Invitalia, soggetto attuatore.
La misura riguarda però solo alcuni soggetti e solo alcuni investimenti. Ad esempio, non sono agevolati gli impianti installati a terra ed almeno il 75% dell’energia prodotta deve essere destinata al fabbisogno dell’unità produttiva sui cui è installato il modulo.
Germana Cassar, avvocatessa e partner DLA Piper, spiega nel dettaglio a PMI.it come funziona l’incentivo che riconosce un contributo in conto impianti per la realizzazione di sistemi di produzione di energia rinnovabile alle piccole e medie imprese (complementare rispetto ad altre misure come l’energy release destinato alle imprese energivore o al consumo virtuale nell’ambito delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che applica un diverso meccanismo).
Vediamo con precisione come funziona.
Autoproduzione di Rinnovabili FER nelle PMI
L’incentivo alle imprese rientra nella Misura 7, Investimento 16, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il contributo è pari al 30% del costo dell’impianto per le medie imprese e al 40% per le micro e piccole imprese, al 30% per lo stoccaggio di energia elettrica e al 50% delle spese per la diagnosi energetica. «Queste ultime due voci, il 30% per l’eventuale componente aggiuntiva e il 50% per la diagnosi energetica, si aggiungono all’incentivo sull’acquisto dell’impianto».
Sono ammesse anche le spese per l’installazione e la messa in esercizio, l’investimento deve essere comprese fra 30mila e 1 milione di euro.
Investimenti agevolati
Sono incentivati l’acquisto di impianti solari fotovoltaici o minieolici per l’autoconsumo immediato, di sistemi di accumulo, e la diagnosi energetica.
Attenzione: «i moduli fotovoltaici o minieolici devono essere collocati sull’edificio dell’unità produttiva che consumerà l’energia, oppure su strutture pertinenziali. Siamo quindi in presenza di un requisito indispensabile, non sono ammessi impianti installati a terra, e ci deve essere una corrispondenza diretta con il fabbisogno dell’unità produttiva, che può essere soddisfatto direttamente dall’impianto oppure dal sistema di accumulo».
E’ anche possibile immettere energia in rete, ma entro limiti ben precisi.
«L’autoconsumo deve assorbire almeno il 75% della produzione dell’impianto, quindi solo il restante 25% può eventualmente essere immesso in rete. Nulla vieta di calibrare l’investimento prevedendo di assorbire l’intera produzione».
Ci sono regole specifiche per calcolare il fabbisogno. «Si considerano i dati di consumo effettivo dell’unità produttiva basato sulle bollette dell’anno prima, calcolando eventuali altre fonti energetiche utilizzate, come ad esempio altri impianti fotovoltaici».
Imprese ammesse
La platea degli aventi diritto è rappresentata dalle piccole e medie imprese. Sono escluse le aziende attive nei settori carbonifero, nella produzione primaria pesca ed acquacoltura, le industrie ad alta densità energetica e ad alte emissioni di Co2. «C’è poi una clausola specifica che riguarda le imprese della produzione, noleggio e vendita di veicoli. Possono utilizzare l’incentivo, ma solo se nell’unita produttiva in cui viene installato l’impianto almeno il 50% dei ricavi lordi proviene dalla vendita di veicoli a zero emissioni».
La domanda a Invitalia
A disposizione di questa misura ci sono 320 milioni di euro, di cui il 40% riservato alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, e un ulteriore 40% alle micro e piccole imprese.
«Il restante 20% viene invece concesso alla totalità delle piccole e medie imprese, senza distinzione geografica o dimensionale».
La domanda si presenta esclusivamente online, come detto utilizzando l’apposita procedura sul portale di Invitalia, bisogna disporre di posta elettronica certificata (PEC) e firma digitale. Sul portale del soggetto attuatore vengono elencati i documenti da alleare, fra i quali la relazione tecnica asseverata.
Il ritorno sull’investimento
Quali sono i principali motivi per cui questo incentivo può essere interessante per le imprese? «Da una parte, l’investimento in impianti fotovoltaici può essere complesso, dall’altra le imprese devono affrontare il tema dei costi energetici. Questo è un contributo diretto, quindi abbassa il costo di installazione. Sulla restante parte, l’impresa può eventualmente fare un mutuo. In ogni caso, la spesa si ripaga nel giro di quattro o cinque anni, attraverso i risparmi sulla bolletta».
L’incentivo non è cumulabile con altre agevolazioni legate alle rinnovabili in relazione alle medesime spese.