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Energia e gas: il nuovo Piano UE e i prossimi interventi sul mercato italiano

di Barbara Weisz

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Piano Energia per rispondere alla crisi del gas, subito 140 miliardi, risparmi e fonti alternative: il discorso sullo Stato dell'Unione di Von der Leyen.

Un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità che porta 140 miliardi nelle casse UE per aiutare gli Stati Membri a sostenere i contraccolpi economici del caro energia, un contributo delle aziende petrolifere, un price cap al prezzo del gas trovando un accordo bilaterale con i diversi fornitori, una banca dell’idrogeno e un Raw Material Act per le terre rare: sono i punti strategici del Piano UE per l’energia, illustrato dal presidente della Commissione Ursula Von der Leyen.

Il piano energetico affronta l’emergenza economica sul mercato del gas determinata dalla guerra in Ucraina e la crisi del gas russo. Vediamone i dettagli.

Piano Energia UE: stoccaggio e nuovi mercati

«Abbiamo trovato un accordo sullo stoccaggio in comune. Attualmente siamo all’84%: abbiamo superato l’obiettivo che ci eravamo posti» ha spiegato Von del Leyen davanti agli Europarlamentari, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. «Abbiamo diversificato l’approvvigionamento, abbandonando la Russia in favore di fornitori affidabili: gli Stati Uniti, la Norvegia, l’Algeria e altri». Sul fronte dell’autonomia dalla Russia, infine, la strategia europea ha già prodotto i seguenti risultati: «lo scorso anno il gas russo rappresentava il 40% delle nostre importazioni di gas. Oggi la percentuale è scesa al 9% per il gas via gasdotto».

Obbligo di risparmi energetici

Ai problemi di approvvigionamento si sommano le tensioni sul mercato: il prezzo del gas è aumentato di dieci volte, con impatto in bolletta per imprese e cittadini. Per argomentare la capacità delle imprese europee di rispondere all’emergenza, la presidente cita l’esempio di una PMI italiana: «nei ceramifici del Centro Italia gli operai hanno deciso di spostare i turni al mattino presto per beneficiare delle tariffe più basse dell’energia».

«Voglio che l’Unione prenda esempio dai suoi cittadini», prosegue Von del Leyen, introducendo il tema delle nuove regole di risparmio che tutti i Paesi sono chiamati ad applicare, riducendo la domanda durante le ore di punta, sottolinea la presidente Ue, senza entrare nel dettagli della quantificazione (si era parlato di consumi ridotti del 5% nelle ore di punta). Von del Leyn si limita a ricordare che il risparmio energetico «farà durare più a lungo le scorte e farà scendere i prezzi».

Il nodo del tetto al prezzo del gas

Fra i punti più attesi del discorso, quello sul price cap al prezzo del gas: tutto rinviato a fine mese, alla ricerca dell’accordo fra i partner UE. L’orientamento su cui si sta raccogliendo il consenso è su un “price cap” generale e non limitato al metano russo.

Elaboreremo insieme agli Stati membri una serie di misure che tengano conto delle specificità delle nostre relazioni con i fornitori, da quelli più inaffidabili come la Russia ai partner fidati come la Norvegia.

Le misure immediate del Piano UE

Nell’attesa delle decisioni sul tetto al prezzo del gas, e in generale sulla riduzione dei prezzi, il piano UE introduce misure di riequilibrio del mercato:

  • massimale per le entrate delle imprese che producono energia elettrica a basso costo ( è la misura da 140 miliardi),
  • contributo di crisi a compagnie petrolifere, del gas e del carbone,

Le strategie di risparmio immediato si devono inserire in un più vasto piano energetico. Fra le best practice viene citata la Danimarca. Negli anni ’70 non si è limitata a rispondere alla crisi del petrolio ma ha messo a punto un piano di investimento in energie alternative interpretando correttamente l’SOS rappresentato da un’eccessiva dipendenza dal mercato del petrolio. «Quando è scoppiata la crisi petrolifera, la Danimarca ha iniziato a investire massicciamente nell’energia eolica. Ha gettato le basi della sua leadership mondiale nel settore e ha creato decine di migliaia di nuovi posti di lavoro».

Il futuro del mercato dell’energia

Altri esempi positivi di trasformazione green del mercato dell’energia citati dalla presidente UE:

  • Mare del Nord e Baltico, gli Stati membri hanno investito massicciamente nell’eolico offshore,
  • Sicilia, presto la più grande fabbrica fotovoltaica d’Europa produrrà pannelli solari di ultimissima generazione,
  • Nord della Germania, i treni regionali circolano ormai con l’idrogeno verde.

Fra i combustibili su cui punta l’Europa c’è l’idrogeno, che deve passare da un mercato di nicchia a quello di massa. L’obiettivo già inserito in Repower EU è quello di produrre entro il 2030 dieci milioni di tonnellate d’idrogeno rinnovabile all’anno. «Per riuscirci dobbiamo creare un facilitatore di mercato per l’idrogeno così da colmare la carenza di investimenti e collegare la domanda e l’offerta future», spiega Von der Leyen, annunciando il progetto della Banca europea dell’idrogeno, in particolare utilizzando le risorse del Fondo per l’innovazione, pari a 3 miliardi di euro.

Crisi delle materie prime

Dlle misure che puntano a risolvere o mitigare l’attuale fase di difficile approvvigionamento a quelle per il futuro. A breve, «il litio e le terre rare acquisiranno più importanza del petrolio e del gas», «la sola domanda di terre rare sarà quintuplicata entro il 2030».

I next step in Europa

Il Piano UE sarà al vaglio di un prossimo Consiglio Europeo sull’Energia, a fine mese. In vista, tre settimane di trattative fra gli Stati Membri. «L’Europa è instradata verso una serie di misure e verso un price cap. Speriamo che nelle prossime due o tre settimane possano arrivare i risultati attesi», riassume il ministro italiano dell’Energia, Roberto Cingolani.

Il Piano italiano per il risparmio energetico

Il Piano italiano, come è noto, prevede interventi sul mercato, sempre all’insegna della differenziazione dal gas russo, risparmi energetici e svolta green. Su fronte della misure immediate, riprendere la produzione di gas, soprattutto nei siti già esistenti: «possiamo arrivare a produrre 5-6 miliardi di metri cubi in più nei prossimi anni ogni anno, a impatto ambientale nullo nel senso che quello che produciamo noi in più lo riduciamo dalle importazioni», sintetizza Cingolani.