Credito alle imprese: Bankitalia fotografa l’Italia del leasing e factoring

di Alessandro Vinciarelli

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Nel corso di un convegno sul credito a Milano, Banca d'Italia segnala l'importanza del leasing e del factoring in Italia: la crisi? un'occasione per migliorare

Ha sottolineato l’importanza del leasing, del factoring e del credito al consumo tra le forme di finanziamento erogate nel nostro Paese il vicedirettore generale di Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, nel corso di un convegno sul credito a Milano.

In particolare, leasing e factoring in Italia rappresentano complessivamente poco meno del 15% del credito complessivo alle imprese.

A fine 2009 il mercato italiano del leasing, con 128 mld di euro, si collocava al secondo in Europa alle spalle della Germania per consistenze di finanziamenti e al primo posto in rapporto alle dimensioni dell’economia.

Il prolungarsi della crisi ha certamente pesato anche su queste forme di credito, portando ad una contrazione pronunciata del credito concesso per leasing (dall’11,7% di marzo 2009 al 4,4% di marzo 2010) e più contenuta per i crediti ceduti per attività di factoring. Mentre il credito al consumo è passato da un periodo di espansione sostenuta (+5,7%) al +2,5% di marzo 2010 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Se da una parte tutto questo è tipico di un paese basato sulle piccole e medie imprese come l’Italia, dall’altro rende anche evidenti i suoi limiti, primi fra tutti i lunghi tempi di pagamento e le difficoltà nel recupero dei crediti.

Tarantola però, sottolineando come il credito specializzato abbia sorretto il settore produttivo e le famiglie nel corso della crisi, ha anche ricordato che “i segnali di ripresa rimangono deboli e incerti” e che gli effetti della crisi spesso si manifestano con ritardo anche quando è stata superata la svolta ciclica.

Serve pertanto un’elevata capacità imprenditoriale degli operatori che sappia conciliare le esigenze finanziarie dei clienti con quelle di contenimento del rischio e di redditività, senza far mancare il necessario sostegno all’economia.

In conclusione Tarantola ha esortato a considerare la crisi non come una forza distruttiva da subire passivamente, ma come sprone per la ricerca di una migliore allocazione delle risorse, «l’occasione per intermediari e regolatori per porre le basi di un sistema economico più solido, efficiente e innovativo».

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