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Aiuti di Stato a imprese: ecco i tagli della spending review

di Barbara Weisz

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Giavazzi mappa gli aiuti di Stato alle imprese e individua i contributi superflui: il rapporto Giarda sulla spending review individua i primi tagli per dieci miliardi, mentre le imprese chiedono meno tasse e più sostegno alle PMI.

Quali sono i contributi alle imprese utili a stimolare la produzione e sostenere gli investimenti, e quali gli incentivi e aiuti di Stato che invece non servono o addirittura alimentano i circuiti poco virtuosi della corruzione?

Il compito di trovare una risposta a questa domanda è stato affidato dal Governo Monti a uno dei super tecnici nominati per la spending review, Francesco Giavazzi, che dovrà mettere mano al capitolo aiuti alle imprese.

Gli aiuti di Stato alle imprese rientrano infatti tra quelle voci che il Governo ha classificato – nel report sulla spending review – come spesa aggredibile (soggetta ad analisi ed eventualmente sottoposta a riduzione).

Spending review e contributi pubblici alle imprese

Giavazzi dovrà fornire quindi  a Governo, MiSE e Tesoro «analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese» e in ballo ci sono parecchi miliardi.

Gli aiuti di Stato alle imprese sono sottoposti a severa  regolamentazione UE ma negli ultimi anni – complice la crisi – sono aumentati in tutta Europa.

Gli aiuti di Stato in Italia  costituiscono lo 0,6% del PIL, ben sotto la media UE (3,6%). Secondo la Banca d’Italia i contributi pubblici alle imprese nel 2010 sono stati 36,4 miliardi e i tecnici dello Sviluppo Economico parlano di stanziamenti 2003-2008 per 840mila aziende.

A Giavazzi il compito di garantire la trasparenza di questi finanziamenti, che verranno mappati uno ad uno, da quelli elargiti dall’Amministrazione centrale a quelli di altre competenze: Regioni, Comuni, enti locali, aziende sanitarie e via dicendo.

Tagli nel breve periodo

Secondo il rapporto “Elementi per una revisione della spesa pubblica” del ministro Piero Giarda, si possono tagliare nel breve periodo (ovvero non entro fine 2012) circa 10 miliardi di aiuti alle imprese, fra contributi correnti e in conto capitale (questi ultimi sono la parte di gran lunga preponderante).

Tagli nel medio periodo

Secondo le tabelle del rapporto Giarda relative alla spesa “aggredibile” nel medio periodo, la parte del leone spetta ai contributi in conto capitale da parte dello Stato pari a 5,2 miliardi.

Seguono le Regioni a quota 1,6 miliardi e i Comuni con 900 milioni di euro.

Le reazioni di Confindustria e Confapi

Il lavoro di Giavazzi, inutile ricordarlo, è particolarmente delicato in un momento in cui non si può certo dire che le imprese navighino nell’oro. La crisi comporta una serissima difficoltà nell’accesso al credito, soprattutto per le PMI, e su questo fronte è difficile pensare che si possano toccare eventuali agevolazioni esistenti.

Per non parlare del fatto che è ingente il credito che hanno nei confronti dello Stato a causa dei ritardi nei pagamenti dalla PA (70-80 miliardi), ma questo è un capitolo a parte su cui proprio in queste ore e in questi giorni le istituzioni sono impegnate a lavorare a soluzioni.

Dal mondo delle imprese, le reazioni alla spending review sono in genere concentrate su un concetto: deve servire a ridurre la pressione fiscale. E in questo senso vanno anche i commenti relativi al capitolo aiuti alle imprese: ben venga l’incarico a Giavazzi, ha sottolineato la presidente uscente di Confindustria Emma Marcegaglia, perché «le imprese italiane non hanno bisogno di sussidi», mentre «è meglio tagliare le tasse».

Marcegaglia presenta i dati di Confindustria: le imprese italiane ricevono aiuti pari allo 0,2% del PIL, (pari a circa 3 miliardi), contro lo 0,7% della Francia, lo 0,6% della Germania e lo 0,5% della media UE. Confindustria è favorevole dunque a puntare sulla riduzione delle tasse a sugli aiuti a sostegno di ricerca e innovazione.

Quanto alle PMI, Paolo Galassi, presidente di Confapi, ritiene che fino ad ora molti incentivi siano finiti alle grandi imprese, mentre le agevolazioni dovrebbero essere finalizzate anche a sostenere «attività produttive che comportano un incremento dell’occupazione in Italia, come è il caso del settore manifatturiero, e più in generale delle PMI».

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