Private Equity: nel 2012 focus sulle Pmi

di Barbara Weisz

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Investimenti in capitale di rischio: per il private equity, le attese per il 2012 sono prudenziali, ma si evidenzia un focus sulle Pmi e su alcuni settori strategici.

Dopo un 2011 non certo brillante per il private equity, le attese per il 2012 sono relativamente pessimiste, anche se le Pmi rappresentano un target interessante per i fondi.

Il focus sul segmento mid-market viene evidenziato in particolare dalla Deloitte Italy Private Equity Confidence Survey, che pure mette in guardia sul pessimismo dei principali player del settore sulla crisi economica e sul numero di operazioni previste per il 2012.
Un trend, quest’ultimo, che secondo i dati del Pe Lab (il Laboratorio del Private Equity della Sda Bocconi), è già iniziato nel 2011.

Private Equity: stime 2012

Secondo quanto fotografato dalla survey di Deloitte sulle previsioni 2012, in generale si registra un certo pessimismo: il 24,5% degli operatori si aspetta una diminuzione delle operazioni nel 2012, il 57,1% si aspetta che il numero dei deal rimanga stabile, e solo il 18,4% attende una crescita. Ma quando si tratta di individuare le caratteristiche delle società target  si conferma l’interesse per il segmento delle Pmi.

Spiega Elio Milantoni, partner di Deloitte che ha seguito l’indagine: «Le opportunità d’investimento sono prevalentemente localizzate nel Nord Ovest.
Gli investitori confermano il loro focus sul segmento mid-market, con il 35,4% che detiene partecipazioni con fatturato medio compreso tra 30 e 50 milioni di Euro. Il 33,3% degli intervistati ha in portafoglio società con un fatturato medio superiore a 50 milioni di Euro. L’8,3% degli operatori è focalizzato su aziende con un livello di fatturato compreso tra 15 e 30 milioni di Euro mentre il 10,4% ha un portafoglio con ricavi medi compresi tra 5 e 15 milioni di Euro. Infine, una quota significativa di investitori (12,5%) compie investimenti su piccole società o start-up (fatturato inferiore a 5 milioni di Euro)».

Riguardo ai settori, per i prossimi sei mesi il 17,6% degli investitori dichiara interesse sul manifatturiero, seguito dai prodotti industriali, al 13% (qui l’interesse è però in disce dal precedente 15,7%), e dal life sciences and healthcare, all’11,5%. In netta flessione il food and beverage, a 6,9% dal precdente 10,4%, mentre sale l’interesse per l’IT (a 8,4% dalpredente 7,8%), per il lusso, a 8,4% da 7,8%, e ancora per i servizi non finanziari, la chimica, i servizi finanziari, l’abbigliamento, i prodotti elettronici.

Private Equity: consuntivo 2011

Per quanto concerne invece lo scorso anno, il 2011 ha visto i private equity portare a termine 66 operazioni in Italia, in calo rispetto ai 78 del 2010. Ma il controvalore, pari a 8,443 miliardi di euro, è invece aumentato visibilmente, con un progresso del 55% sul 2010. E sono saliti anche il numero di partecipazioni in portafoglio (a 806 dalle 773 del 2010) e la percentuale di quelle detenute da oltre quattro anni, al 51,9% dal 44,1% del 2010. Si tratta di dati ancora non definitivi, ma all’appello dovrebbero mancare poche operazioni.

In Europa, invece, sono diminuiti sia il numero delle operazioni sia il controvalore. Secondo i calcoli del Private equity barometer di Unquote in collaborazione con Arle Capital Partner, nel 2011 sono stati effettuati 1059 deal, l’11,5% in meno dell’anno precedente, per un controvalore di 72,7 miliardi di dollari, in leggera flessione rispetto ai 76,3 miliardi del 2010. L’andamento al ribasso è stato particolarmente evidente nel quarto trimestre, con un totale di 192 operazioni, il numero più basso dall’ultimo trimestre del ’96. Il valore nel periodo ottobre-dicembre è stato di 10,5 miliardi, -39% sul trimestre precedente, ma soprattutto il minimo dal secondo trimestre del 2009.

Infine c’è una piccola soddisfazione italiana: nella top ten della più grosse operazioni di “growth capital” in Europa nel quarto trimestre, ce ne sono ben tre italiane, tutte del Fondo Italiano d’Investimento (su IMT spa, Zeis Excelsa, TBS Group).

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