Ponte Stretto solo senza extracosti: nuovo iter e cantieri a rischio

di Teresa Barone

12 Marzo 2026 08:52

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Il Ponte sullo Stretto torna ancora in CdM: la Ragioneria di Stato vincola l'iter alle risorse disponibili, niente nuovi oneri. Salvini incassa, iter verso CIPESS e Corte dei Conti.

Il decreto Infrastrutture per il Ponte sullo Stretto di Messina torna sul tavolo del Consiglio dei Ministri. La Ragioneria Generale dello Stato ha respinto il testo approvato il 5 febbraio 2026, chiedendo una modifica sostanziale: tutte le procedure per la realizzazione dell’opera dovranno avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nei limiti dei 13,5 miliardi di euro già stanziati.

Il MIT ha dichiarato di accogliere favorevolmente il nuovo passaggio. Matteo Salvini, per la prima volta, ha per annunciato che non fisserà più date per l’avvio dei cantieri.

Il rilievo della Ragioneria: non un blocco, ma un tetto esplicito

Il decreto approvato a febbraio non conteneva una clausola che fissasse espressamente il limite massimo di spesa. La Ragioneria di Stato — che ha funzione di controllo preventivo sulla compatibilità di bilancio di ogni provvedimento normativo — ha rilevato che il testo lasciava margini troppo ampi per potenziali extracosti futuri non coperti. P

er questo ha imposto l’inserimento della formula “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”: non una bocciatura del progetto, ma l’obbligo di rendere esplicito ciò che nel decreto era implicito. Il provvedimento dovrà ora tornare in CdM per recepire formalmente la modifica, poi seguirà nuova delibera CIPESS e ultimo visto della Corte dei Conti.

Società Stretto Messina,  “solo rimodulazione importi annuali”

L’AD della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha chiarito la posizione del concessionario: i 13,5 miliardi restano invariati, ma la loro distribuzione negli anni di cantiere è stata ricalibrata per adeguarla ai ritardi accumulati a causa dei due stop della Corte dei Conti tra ottobre e novembre 2025. In sostanza, non si spende di più: si spende in tempi diversi rispetto al piano originario.

La Ragioneria, secondo quanto ricostruito da più fonti, non ha semplicemente “confermato” i 13,5 miliardi — come ha sostenuto il MIT — ma ha imposto quella cifra come soglia invalicabile, precludendo al Governo la possibilità di integrare risorse in futuro senza una nuova legge di bilancio. Chi dice che il decreto è stato approvato e chi dice che è stato corretto racconta due versioni dello stesso fatto.

Salvini, “Prima voglio vedere la carta”

Dal 2023 a oggi, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha fissato tre scadenze per l’apertura dei cantieri, nessuna mantenuta: estate 2024 al momento del varo del decreto-legge 35/2023, fine 2025 dopo l’approvazione CIPESS di dicembre, 2026 con il decreto sblocca-iter di febbraio. Intervenuto al LetExpo di Verona all’indomani dei rilievi RGS, Salvini ha scelto un registro diverso: “Non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori.” L’obiettivo rimane l’avvio dei cantieri entro il 2026, ma senza impegnarsi su date precise.

Cosa resta da fare prima dei cantieri

Il percorso autorizzativo che separa il decreto attuale dall’apertura dei lavori prevede ancora almeno tre passaggi obbligatori. Il primo è la nuova delibera CIPESS, che nella versione originaria del decreto di febbraio era attesa entro la fine di maggio 2026. Il secondo è il visto di legittimità della Corte dei Conti, organo che ha già fermato il progetto due volte nell’autunno 2025 per ragioni ambientali, tariffarie e contrattuali. Il terzo è la definizione dei cronoprogrammi procedurali e finanziari dei cantieri, che il MIT dovrà fissare con apposito decreto.

Il decreto Infrastrutture nomina inoltre due commissari straordinari con funzione acceleratoria: Aldo Isi, AD di RFI, per le infrastrutture ferroviarie a terra in Calabria e Sicilia; Claudio Andrea Gemme, AD di ANAS, per le opere stradali connesse. Entrambi gli incarichi, per rilievo espresso della Ragioneria, non devono generare oneri aggiuntivi per il bilancio statale.

Le opposizioni, “Ennesima bocciatura”

I capigruppo PD nelle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera, Antonio Misiani e Andrea Casu, hanno letto i rilievi RGS come conferma di una gestione caotica del dossier, chiedendo che il progetto venga definitivamente accantonato. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha puntato il dito sul MIT: “Salvini scrive decreti senza passare dagli apparati dello Stato, e poi arriva la Ragioneria a correggerlo.” La deputata M5S Daniela Morfino ha parlato di Ragioneria che “affossa il decreto Infrastrutture”. Il Governo respinge tutte le letture, sostenendo che il nuovo passaggio in CdM sia una formalità tecnico-contabile che non incide né sulla fattibilità né sui tempi dell’opera.