Nel 2026 la pensione di reversibilità subisce un doppio aggiornamento: da un lato la perequazione automatica riconosciuta sugli importi, dall’altro l’adeguamento dei limiti reddituali che possono ridurre l’assegno ai superstiti. Il risultato non è neutro: l’aumento nominale può essere neutralizzato dai tagli se il reddito personale del beneficiario supera le soglie aggiornate.
Rivalutazione 2026 all’1,4% per le pensioni ai superstiti
Per il 2026 l’indice di perequazione automatica provvisorio è pari all’1,4%. La rivalutazione si applica anche ai trattamenti ai superstiti, quindi incide sull’importo teorico della reversibilità in pagamento o in liquidazione, secondo le regole ordinarie di perequazione previste per l’anno.
Il dato è centrale perché l’aumento si riflette sull’assegno lordo, ma non elimina il meccanismo che riduce la reversibilità in presenza di determinati livelli di reddito personale.
Soglie di reddito: i limiti 2026 che fanno scattare le riduzioni
La pensione di reversibilità può essere ridotta in funzione del reddito personale annuo del beneficiario. Nel 2026 le soglie vengono aggiornate e le decurtazioni restano articolate su tre livelli.
- nessuna riduzione fino a 23.862,15 euro annui;
- riduzione del 25% oltre 23.862,15 euro e fino a 31.816,20 euro annui;
- riduzione del 40% oltre 31.816,20 euro e fino a 39.770,25 euro annui;
- riduzione del 50% oltre 39.770,25 euro annui.
Il passaggio da una soglia all’altra non opera per scaglioni: una volta superato il limite, la riduzione si applica nella misura prevista per il livello raggiunto.
Anche redditi non elevati, soprattutto in presenza di altri trattamenti pensionistici o rendite, possono quindi far scattare una decurtazione consistente dell’assegno di reversibilità.
Aumento nominale ma assegno ridotto oltre i limiti
Nel 2026 la rivalutazione all’1,4% può far crescere l’importo teorico della reversibilità ma l’assegno effettivamente percepito può risultare più basso se il reddito personale del superstite supera le soglie aggiornate.
È il caso tipico di chi cumula la reversibilità con altri redditi o con una pensione personale: l’adeguamento monetario rischia di essere assorbito dalla decurtazione del 25%, del 40% o del 50%.
Profili più esposti ai tagli
Le situazioni in cui i tagli diventano più frequenti sono quelle in cui la reversibilità non rappresenta l’unica entrata del beneficiario. In particolare, l’attenzione tende a concentrarsi su chi percepisce anche un trattamento pensionistico diretto, su chi ha redditi da lavoro, oppure su chi presenta redditi da capitale che, sommati, portano oltre le soglie annuali.
Il rischio maggiore riguarda i beneficiari che:
- percepiscono una pensione personale oltre alla reversibilità;
- hanno redditi da lavoro o da capitale prossimi alle soglie;
- rientrano nei primi anni di vedovanza con più fonti di reddito attive.
Per questi profili, il 2026 non rappresenta automaticamente un anno di aumento reale del trattamento.
Il quadro complessivo della reversibilità
Per le regole strutturali dell’istituto, incluse le percentuali spettanti ai superstiti e le condizioni soggettive (coniuge, figli, altri familiari), il riferimento di base resta la guida di PMI.it sulle pensioni ai superstiti.