Transizione 5.0, imprese spiazzate dallo stop: il governo studia come riaprire il dossier

di Anna Fabi

10 Novembre 2025 08:23

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Dopo la chiusura del 7 novembre, cresce la pressione di imprese e consulenti. Sul tavolo più ipotesi: rifinanziamento, priorità alle domande in coda e collegamento con il nuovo piano 2026.

La chiusura improvvisa del piano Transizione 5.0, comunicata dal MIMIT il 7 novembre con un decreto pubblicato a poche ore dalla firma, ha interrotto una misura che le imprese avevano accolto con grande interesse. Nel giro di una notte, i fondi sono risultati esauriti e le aziende si sono ritrovate senza certezze, dopo mesi di pianificazione basata su dati ufficiali e linee guida consolidate.

La reazione del mondo produttivo non si è fatta attendere: associazioni e consulenti parlano di un colpo alla fiducia e chiedono al governo una via d’uscita che non lasci a terra chi ha già investito.

Incentivi 5.0 già finiti: la protesta delle imprese

Il primo a intervenire è stato Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria, che ha definito la chiusura “un problema serio per centinaia di aziende” e ha chiesto soluzioni immediate per non incrinare il rapporto tra istituzioni e sistema produttivo. La proposta è quella di introdurre un meccanismo di priorità per le imprese rimaste in lista d’attesa o, in alternativa, una misura-ponte finanziaria che garantisca continuità fino all’avvio del nuovo incentivo previsto per gennaio 2026.

Per Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, la decisione rappresenta “un segnale incoerente” con la linea di politica industriale dichiarata dal governo. A suo giudizio, l’interruzione improvvisa indebolisce la fiducia delle imprese proprio mentre servirebbero stabilità e prevedibilità per sostenere gli investimenti.

Sulla stessa linea, Confindustria Brescia ha parlato di “un atto grave e inaccettabile”, ricordando che fino a poche ore prima della chiusura la piattaforma GSE indicava ancora la presenza di oltre 3,7 miliardi disponibili. Le imprese bresciane chiedono “fondi nazionali immediatamente operativi” per coprire le domande già presentate.

Anche la CNA si è unita alle critiche, chiedendo che siano salvaguardati tutti i progetti avviati nel 2025. L’associazione degli artigiani teme che, in assenza di un rifinanziamento, molti investimenti di piccola dimensione restino sospesi, bloccando l’effetto leva generato dal credito d’imposta.

Consulenti contro le norme in materia

I toni si sono fatti accesi anche tra i professionisti del settore. Molti consulenti ed Esperti in Gestione dell’Energia hanno parlato apertamente di “pasticcio normativo”, denunciando la mancanza di preavviso e di trasparenza.

Non si tratta solo di una questione economica, sottolineano, ma di affidabilità delle regole: imprese che hanno firmato contratti o versato acconti contando sulla misura si ritrovano ora in una zona grigia, con investimenti già avviati ma senza certezza del beneficio.

C’è chi ha definito quanto accaduto “una lezione di instabilità normativa che peserà per anni”, ricordando che la coerenza delle politiche pubbliche è parte integrante della competitività di un Paese. Alcuni studi legali stanno valutando i margini per tutelare i clienti contro quello che definiscono un “cambio delle regole in corsa”.

Il fronte politico e le ipotesi di soluzione

Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica. L’opposizione ha accusato in particolare il governo di “gestione caotica” e di aver vanificato una misura strategica del PNRR, trasformandola in un imbuto burocratico. La maggioranza ha replicato rivendicando il successo dello strumento e il numero record di domande presentate. Il deputato Silvio Giovine (Fratelli d’Italia) ha parlato di “tiraggio straordinario” e ha ricordato che il nuovo schema previsto in Manovra 2026, con 4 miliardi di euro di dotazione, sarà più semplice e privo dei vincoli europei.

Nel frattempo, il ministro Adolfo Urso ha confermato che il governo è al lavoro per reperire ulteriori risorse da destinare ai progetti rimasti in coda, ipotizzando un rifinanziamento parziale o l’integrazione con il nuovo piano di iperammortamento.

Tra le opzioni sul tavolo, la più immediata sarebbe rifinanziare la misura 5.0 per coprire le domande già trasmesse, anche attingendo a fondi nazionali non vincolati. Un’altra strada prevede di trasferire automaticamente le richieste inevase al nuovo incentivo 2026, riconoscendo una priorità a chi ha già completato la procedura di prenotazione. C’è poi l’idea di anticipare la decorrenza del nuovo piano alla data di presentazione della Legge di Bilancio.