Minibond: vantaggi, soluzioni e servizi a portata di PMI

di Redazione PMI.it

scritto il

Panoramica sui canali alternativi al credito tradizionale e sui vantaggi per le PMI che si affidano a un Advisor per accedere al mercato dei capitali.

Le PMI costituiscono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano, tuttavia la ridotta dimensione aziendale e la natura familiare della proprietà rappresentano spesso un freno nella ricerca di nuovi finanziatori e nel reperimento di fondi presso gli investitori istituzionali. Dietro questa scarsa propensione si cela anche la forte tendenza “bancocentrica” delle fonti di finanziamento, che in Italia è più alta rispetto ad altri Paesi europei.

Per le imprese, inoltre, sono aumentate le difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari a causa della prolungata fase recessiva che ha colpito l’economia italiana, in conseguenza della crisi finanziaria globale e della crisi dei debiti sovrani. Sono proprio le piccole e medie imprese a subire le ripercussioni delle restrizioni del credito, in termini sia di minori erogazioni sia di costi più elevati soprattutto con un’accezione di medio termine: da qui l’esigenza di sostituire i prestiti bancari con altre forme di finanziamento per favorire la crescita del business.

Credito bancario: quali alternative?

I governi che si sono succeduti negli anni 2012-2014 hanno creato un contesto favorevole all’offerta di nuove fonti di finanziamento per la crescita delle PMI, varando una serie di provvedimenti a sostegno delle imprese per favorire nuovi canali alternativi al credito tradizionale e agevolare il ricorso al mercato dei capitali, al fine di incrementare la competitività.

Con il Decreto Sviluppo (Decreto-legge 83 del 22 giugno 2012, convertito in Legge 134/2012) e il Decreto Sviluppo Bis (Decreto-legge 179 del 18 ottobre 2012, convertito in Legge 221/2012) è stata rivista la disciplina relativa a tutti gli strumenti di debito emessi da piccole e medie imprese e da società non quotate, nello specifico:

  • obbligazioni a medio-lungo termine (i cosiddetti Minibond);
  • cambiali finanziarie, che si differenziano dai Minibond per la loro durata compresa tipicamente tra 30 giorni e fino a 36 mesi, utilizzate per esigenze di liquidità a breve;
  • obbligazioni subordinate, il cui rimborso in caso di problemi finanziari dell’emittente avviene successivamente rispetto a quello dei creditori ordinari;
  • obbligazioni partecipative, emesse per esigenze di medio-lungo periodo in relazione ad un piano di sviluppo che preveda forti incrementi di valore dell’emittente, principalmente utili in fase di turnaround.

Il Decreto Sviluppo ha esteso la possibilità di emettere obbligazioni superiori al doppio del patrimonio netto a tutte le società non quotate, diverse dalle banche e dalle microimprese. Anche da un punto di vista fiscale sono state introdotte novità: è prevista sia la deducibilità delle spese di emissione delle obbligazioni, nell’esercizio in cui sono sostenute, sia la possibilità di dedurre gli interessi passivi nei limiti previsti dalla normativa (art. 96 TUIR) a condizione che le obbligazioni o titoli similari siano negoziati in mercati regolamentati o detenuti da investitori professionali.

Il Decreto Destinazione Italia (Decreto-legge 145 del 23 dicembre 2013, convertito in Legge 9/2014), inoltre, ha introdotto specifiche misure per eliminare ulteriori vincoli di natura normativa e fiscale, agevolando la diffusione di forme di finanziamento di medio-lungo termine alternative o complementari a quelle bancarie. Tra le principali novità è utile ricordare:

  • la semplificazione delle procedure di cartolarizzazione ed estensione di tale disciplina anche alle operazioni realizzate mediante la sottoscrizione di obbligazioni e titoli similari, eliminando alcuni onerosi adempimenti richiesti per strutturare tali operazioni permettendone quindi un più largo utilizzo;
  • l’agevolazione dell’investimento in Minibond per assicurazioni e fondi previdenziali;
  • la possibilità per il Fondo Centrale di Garanzia di prestare garanzie anche alle società di gestione del risparmio, per gli investimenti dei fondi specializzati in Minibond. Un grande vantaggio per i sottoscrittori di obbligazioni sia per la riduzione dei rischi che comporta la garanzia, sia per la riduzione dell’assorbimento patrimoniale qualora siano soggetti sottoposti alla vigilanza prudenziale di Banca d’Italia.

Da febbraio 2013, infine, è attivo ExtraMOT Pro, il nuovo segmento professionale del mercato ExtraMOT dedicato a obbligazioni e titoli similari emessi da società di capitali, società cooperative, mutue assicuratrici o enti. L’emittente che sceglie di quotare i propri strumenti su Borsa Italiana aumenta la propria visibilità presso il sistema finanziario nonché verso i clienti e fornitori. La procedura di ammissione alla quotazione è semplificata per agevolare le imprese che per la prima volta sperimentano il mercato dei capitali.

PMI e mercato dei capitali: criticità e sfide da affrontare

Il ricorso al mercato dei capitali da parte delle imprese comporta diversi costi, legati all’analisi di fattibilità dell’operazione e di gestione dell’emissione, ma anche alla necessità di remunerare i diversi attori coinvolti: i consulenti, le società di revisione, il collocatore dell’emissione, studi legali, agenzia di rating, mercato di quotazione ed eventuali garanti. Viene richiesto anche un ingente sforzo in termini di trasparenza e tracciabilità dei risultati aziendali nei confronti degli investitori, per ampliare la qualità delle informazioni non solo quantitative e di bilancio, ma anche e soprattutto inerenti alla qualità dei progetti che si intendono finanziare e ai risultati attesi.

Le PMI, tuttavia, vantano un potenziale attrattivo notevole che deriva dalle specifiche caratteristiche distintive: il legame con il territorio, la prospettiva di gestione di medio-lungo termine, una indiscussa capacità innovativa spesso superiore alla media. Sono elementi che consentono di generare vantaggi competitivi non indifferenti.

Una delle criticità che maggiormente si incontra nel mercato dei Minibond, inoltre, è la difficoltà di attrarre alcune categorie di investitori professionali, in particolare stranieri, che si concentrano generalmente su ticket minimi di investimento al di sopra una determinata soglia, andando così a escludere totalmente questo strumento di finanziamento. Una soluzione è data dalle operazioni di cartolarizzazione di più titoli, ottenendo una struttura nota come “basket bond” o aggregazione di obbligazioni. Diverse imprese, legate da una connotazione tematica e territoriale comune, scelgono di presentarsi unite di fronte alla platea di investitori e si accordano per organizzare delle emissioni ‘sincronizzate’ sottoscritte interamente da un veicolo di nuova costituzione, che si finanzia a sua volta sul mercato con un’emissione di asset backed securities (ABSs) aventi come sottostante i singoli crediti.

Minibond: vantaggi per emittenti e investitori

La diversificazione delle fonti di credito può offrire innumerevoli opportunità per generare liquidità per il consolidamento e la crescita delle imprese. Il ricorso ai Minibond consente alle PMI di fruire di una serie di vantaggi, oltre a quelli di natura fiscale e normativa sopra citati. Dal punto di vista degli emittenti, questo tipo di obbligazioni permette di:

  • avere una minore dipendenza dal sistema bancario, soprattutto in un mercato del credito ancora “in contrazione” e con prospettive future molto vincolate alla possibilità di aumentare il capitale (si pensi infatti a Basilea 3 che ha come obiettivo quello di una decisa ricomposizione dei requisiti patrimoniali andando a potenziare ulteriormente il c.d. Core tier 1, oltre che prevedere un buffer aggiuntivo del 2.5% rispetto ai minimi di capitale da utilizzarsi in caso di necessità);
  • allungare la durata media delle fonti di finanziamento, garantendo quindi una maggiore coerenza tra la duration dell’attivo e del passivo, con conseguente miglioramento degli equilibri patrimoniali e finanziari. A questo si collega anche l’opportunità di sostenere, per tutta la durata del prestito, il pagamento della sola quota interessi (c.d. formula bullet), evitando all’impresa rilevanti deflussi di cassa nel periodo in cui gli investimenti non hanno ancora cominciato a produrre i relativi cash flows. Inoltre, i Minibond consentono di avere certezza e stabilità sulla disponibilità di risorse per un certo numero di anni e l’emissione di obbligazioni non determina alcuna segnalazione presso le banche dati (CRIF e Centrale dei rischi).

Sempre dal punto di vista delle PMI, che non hanno al loro interno le competenze evolute in termini di finanza, l’approcciarsi a questo canale alternativo consente:

  • di acquisire maggiori competenze sia in termini di crescita culturale che di evoluzione organizzativa;
  • di avere una maggiore visibilità verso la comunità finanziaria domestica e internazionale.

L’emissione di un Minibond, inoltre, rappresenta una “prova generale” in vista di potenziali steps di crescita successivi, come il private equity e la quotazione in Borsa, certamente meno invasiva dal momento che non comporta alcuna variazione nella compagine societaria.

Lato investitori, invece, il mercato dei Minibond consiste in una nuova asset class che si configura sul mercato italiano come de-correlata dalle classiche esposizioni ai mercati azionari e obbligazionari concentrati sui grandi emittenti. Gli investitori istituzionali hanno l’opportunità di diversificare i loro portafogli con tipologie di attivi che offrono un efficiente rapporto tra rischio e rendimento e che sono tuttavia caratterizzati da un profilo di bassa liquidità. Solitamente la politica d’investimento perseguita è quella del buy and hold, che consiste nella sottoscrizione degli strumenti al momento dell’emissione e il mantenimento in portafoglio fino alla naturale scadenza.

Il ruolo dell’Advisor a supporto delle PMI

Alla luce dei vantaggi tangibili nei tempi e nei costi di accesso al capitale, attivare strumenti di finanza alternativa per la propria azienda è la strada giusta da percorrere. I Minibond, in particolare, sono strumenti innovativi e complementari rispetto al credito bancario, chiamati ad assolvere a un’unica finalità: veicolare il risparmio, privato e istituzionale, verso le piccole e medie imprese.

Per le PMI ricorrere al supporto di un Advisor finanziario rappresenta una scelta strategica per valutare la fattibilità dell’operazione di emissione. Questa figura gestisce il processo di comunicazione tra azienda emittente e investitore, ha il compito di guidare la strategia dell’operazione (timing dell’emissione, controvalore di titoli, scadenza, possibile tasso di interesse) e affianca l’impresa nei rapporti con gli altri soggetti coinvolti, in particolare con il team di gestione del fondo di investimento.

L’Advisor, in particolare, svolge un ruolo chiave nel supporto alla costruzione di un business plan dettagliato, credibile e trasparente che rappresenta un elemento fondamentale dell’emissione, in quanto in nessun caso le risorse derivanti dalla sottoscrizione dell’obbligazione dovranno essere destinate al finanziamento di precedenti debiti in scadenza o supportare la gestione del circolante.

Per le PMI, nello specifico, la predisposizione di una corposa e dettagliata documentazione può rappresentare uno sforzo produttivo che richiede energie, tempo e talvolta anche sensibilità non sempre alla portata di una piccola realtà produttiva.

Consulenza finanziaria innovativa

Finanza.tech – la prima piattaforma fintech che si occupa di finanza d’impresa per le aziende italiane -, mette a disposizione delle aziende e dei potenziali investitori una piattaforma digitale che offre un ampio ventaglio di servizi tempestivi ed efficienti di consulenza in operazioni di finanza straordinaria e di supporto alla gestione finanziaria aziendale ordinaria. Con l’obiettivo di far evolvere il corporate finance “aziendale”, rivoluzionando le logiche di accesso al mercato dei capitali per renderlo accessibile anche alle aziende a cui fino a oggi è stato precluso per motivi di costi e complessità, Finanza.tech supporta le imprese in ogni fase: dalla valutazione aziendale fino alla strutturazione ed esecuzione delle operazioni.

Immedesimandosi nell’azienda cliente senza mai sostituirsi all’imprenditore nel momento delicato e strategico del decision making, la IT Finance Company adotta una remunerazione esclusivamente “a success fee”: nessuna spesa in caso di insuccesso dell’operazione, modus operandi che rappresenta un incentivo per i consulenti nel cercare di ottenere il miglior risultato percorribile e possibile.

Per maggiori informazioni sui servizi offerti da “Finanza.tech” visitare la piattaforma ufficiale e contattare: bettysavino@finanza.tech.