Il vertice WEF di Davos si è aperto all’insegna dei rapporti sempre più tesi fra Usa ed Europa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump insiste con le mire espansionistiche verso la Groenlandia, con nuovi dazi verso i paesi del Vecchio Continente considerati ostacolo verso tale obiettivo: da febbraio al 10% e da giugno al 25%. La posizione diplomatica dell’Italia ha evitato per il momento di essere inclusa nella lista nera della Casa Bianca.
In questo scenario già complesso Trump ha persino alzato il tiro, con pesanti critiche nei confronti dell’Europa che «non sta andando nella giusta direzione». Oltre alle divergenze, però, si evidenziano anche i punti in comune.
Le reali mire degli Usa verso la Groenlandia
Tendenzialmente, l’Europa è unita contro il progetto americano di annessione della Groenlandia. Ma perché gli Stati Uniti sono così interessati al territorio artico che fa parte dello stato danese? «Non abbiamo bisogno della Groenlandia per le terre rare, ne abbiamo bisogno per sicurezza strategica nazionale».
Le frasi forti e colorite nel pieno stile del presidente a stelle e strisce spostano l’accento sugli elementi chiave di questo nuovo caso internazionale. Al di là dei toni, il messaggio è chiaro: la partita riguarda sfera d’influenza e risorse strategiche.
Sono fattori coerenti con le motivazioni che hanno determinato a inizio anno il blitz venezuelano: zona di influenza e materie prime, in quel caso il petrolio. Dunque, uno schema già visto in altri teatri internazionali, dove la competizione con la Cina resta il vero elemento strutturale del confronto globale.
La posizione europea e la linea morbida italiana
L’Europa risulta sempre più schiacciata fra questi due colossi mondiali apparendo debole politicamente, strategicamente ed economicamente. Il dossier Groenlandia mette decisamente il dito in questa piaga, con un territorio europeo minacciato bellicamente dagli Stati Uniti. Una situazione mai verificatasi dalla fine della seconda guerra mondiale.
Trump prova a rassicurare: «non è una minaccia alla Nato, anzi ne rafforzerebbe la sicurezza». L’inquilino della Casa Bianca ammorbidisce anche i toni: «crediamo profondamente nei legami che condividiamo con l‘Europa, tutti vogliamo un Occidente forte e unito, vogliamo alleati forti, vogliamo un’Europa forte». E ancora: «ho tremendo rispetto per i popoli della Groenlandia e della Danimarca».
Nello schieramento tra linea dura e linea morbida all’interno dell’Unione Europea, la posizione italiana è fra le più concilianti nei confronti degli Usa: no all’espansione USA in Groenlandia e soluzione da trovare attraverso il dialogo.
Dazi e filiere: i rischi indiretti per l’economia italiana
A farne le spese, nel frattempo, rischia di essere l’economia. Anche quella dei paesi che non sono interessati dai nuovi dazi americani. Una barriera commerciale alle importazioni negli USA, infatti, ha ripercussioni sulle filiere e le dinamiche del commercio internazionale.
Un rallentamento degli scambi con gli USA potrebbe riflettersi anche sull’export italiano, aumentando l’incertezza in un contesto già fragile.
Fra i paesi verso cui Trump ha imposto i nuovi dazi ci sono Francia, Germania e Regno Unito, storici partner commerciali italiani. Le aziende europee che esportano negli USA possono essere fornitori o clienti di aziende italiane. Se il commercio con gli Stati Uniti diventa più costoso, ne risentono gli equilibri dell’intera catena di approvvigionamento.
Gli obiettivi della strategia italiana per l’Artico
A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, la vicenda ha riacceso i riflettori su un’area del mondo fino a poco tempo fa poco interessante, come l’Artico. L’Italia ha appena presentato un strategia in questo senso. Secondo stime accreditate, l’Artico concentra circa il 30% delle riserve mondiali di gas e il 13% di quelle petrolifere non ancora scoperte, ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando anche le potenzialità per i data center e le sfide in termini di sicurezza e sostenibilità. Da qui la strategia per una “presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.