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Cucina Italiana Patrimonio UNESCO: un riconoscimento che premia cultura, filiere e Made in Italy

di Anna Fabi

10 Dicembre 2025 15:21

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Il riconoscimento valorizza un sistema produttivo che unisce tradizione e innovazione, imprese e territori passando per export, turismo e filiere agroalimentari.

Il riconoscimento formale da parte dell’UNESCO della Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità non è soltanto un tributo culturale ma anche una conferma dell’eccellenza del Made in Italy agroalimentare e delle sue filiere produttive, di un modello unico di integrazione tra agricoltura, industria, artigianato, turismo e ristorazione che fa del nostro Paese uno dei brand più forti al mondo.

«Oggi l’Italia ha vinto», ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sottolineando come questo risultato parli delle nostre radici e della capacità del Paese di trasformare la tradizione in valore economico e culturale. Un’affermazione che riflette la dimensione concreta del riconoscimento: la cucina italiana è identità, certo, ma è anche filiera, export, lavoro e innovazione.

Un patrimonio vivo che sostiene imprese e territori

L’UNESCO riconosce la cucina italiana come tradizione viva: pratiche, gesti, conoscenze che si tramandano nelle famiglie, ma che trovano un riflesso immediato nella forza delle nostre imprese. Dal lavoro degli agricoltori alle filiere del grano, della pasta, del vino, dei formaggi e dell’olio; dalle piccole aziende di trasformazione sino alla grande industria alimentare e alla ristorazione: la cucina italiana è un ecosistema nazionale che genera valore, occupazione e competitività internazionale.

Il riconoscimento rafforza il posizionamento del Made in Italy agroalimentare in un mercato globale che vale oltre 60 miliardi di euro in export e cresce ogni anno proprio grazie alla domanda di autenticità e qualità.

Due anni di lavoro tra cultura e diplomazia economica

La candidatura, presentata nel marzo 2023 da MASAF e Ministero della Cultura, non riguarda un piatto specifico ma un modello culturale: convivialità, stagionalità, conoscenza delle materie prime, rispetto dei territori, trasmissione intergenerazionale dei saperi.

Il percorso è stato accompagnato da iniziative di forte visibilità internazionale: il tour mondiale della nave Amerigo Vespucci, la presenza nei principali eventi globali — dal G7 Agricoltura alle fiere agroalimentari — fino alle campagne promosse da ICE, ambasciate e comunità italiane nel mondo.

Un lavoro coordinato che ha coinvolto anche le comunità promotrici, tra cui Accademia Italiana di Cucina, Fondazione Casa Artusi e la rivista “La Cucina Italiana”, dando vita a un vero ecosystem country-wide.

Perché il riconoscimento UNESCO conta per l’economia italiana

La cucina italiana è, da sola, uno dei principali driver dell’economia del Paese, trainando l’export agroalimentare e del food & beverage ma offrendo anche una strategica per il turismo enogastronomico, che muove ogni anno milioni di visitatori.

Con il riconoscimento dell’UNESCO si alimenta dunque il motore della competitività per le filiere agricole e delle produzioni DOP e IGP valorizzando le PMI del territorio, custodi di ricette, tecniche e prodotti identitari. Non da ultimo, si consolida una barriera contro l’Italian sounding e le contraffazioni alimentari.

Insomma, uno strumento concreto per rafforzare la tutela dei prodotti autentici, sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e accrescere il valore percepito dei beni e dei servizi collegati alla tradizione culinaria nazionale.

Cucina italiana: capitale che crea valore

Con questo nuovo “trofeo”, l’Italia dispone di un nuovo asset competitivo per raccontare il proprio modello produttivo sui mercati internazionali.

Per le imprese, significa più forza nei marchi, più attrattività nei prodotti e nuove opportunità di collaborazioni commerciali e culturali. Per il turismo, significa rilanciare il ruolo dei territori, delle cucine regionali e dell’artigianato gastronomico come elementi chiave dell’esperienza italiana.

La cucina italiana non è soltanto tradizione ma una delle infrastrutture culturali ed economiche più solide del Paese.