Google a singhiozzo: fiducia a rischio?

di Alessandro Vinciarelli

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Dopo il periodo di indisponibilità di Gmail, anche Google Calendar subisce un crash. Il rischio è perdere la fiducia dei nuovi clienti

Dopo l’indisponibilità che ha colpito Gmail solo pochi giorni fa, anche Google Calendar deve registrare un tilt pubblico nei giorni scorsi. Èla seconda volta che in pochi giorni il colosso di Mountain View lascia i propri utenti impossibilitati ad utilizzare i suoi servizi online.

Qualche ora di disservizio quindi, per le quali tuttavia Google stesso potrebbe pagarne le conseguenze. Sono passati solo due anni da quando Google ha iniziato a commercializzare i suoi prodotti con le aziende e solo uno da quando il logo “beta” è stato rimosso dalle applicazioni offerte.

Pertanto molti professionisti e imprese rappresentano nuovi clienti e addirittura qualcuno sta ancora testando prodotti prima di introdurli nei processi aziendali.

Discontinuità pubbliche, seppur di breve durata, possono decretare la perdita di utenza o la migrazione verso altre soluzioni di posta elettronica e di collaborazione. Questo soprattutto con l’avvento dei sistemi di cloud computing e di Software-as-a-Service grazie ai quali i costi di tali servizi diventano sempre più competitivi.

Tuttavia il condizionale è d’obbligo in quanto soprattutto le aziende più navigate non ricercano un service level agreement del 100% per la disponibilità del servizio.

Attualmente Google, così come Microsoft, vanno ben oltre al 99.9% offerto ai propri clienti e che corrisponde a periodi di service outage di 43 minuti ogni mese.

Una percentuale più che sufficiente considerando che i servizi Google, per l’intera suite software, hanno un costo pari a 4.17 dollari al mese per singolo utente. Stesso discorso per Microsoft che vende il suo pacchetto a 17 dollari a utente per mese, che scende a 10 dollari per il solo Exchange on-line.

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