JikiBloom: una soluzione open source per la PMI italiana

di Redazione PMI.it

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Progettata appositamente per le piccole e medie imprese italiane, JikiBloom offre applicativi completi, innovativi, scalabili e a basso costo per la gestione dei processi aziendali

Piattaforma integrata di software open source pensata per le piccole e medie imprese, JikiBloom è nata nell’ambito del più ampio progetto JOB (Java Open Business) promosso da Sun Microsystems Italia, la piattaforma è la realizzazione concreta dello slogan-vision del programma: soluzioni aperte per le imprese in rete.

La Suite è studiata per ambienti OpenSolaris/Solaris 10 e il supporto al business delle PMI italiane è determinato dall’integrazione in un’unica suite, di applicativi per la gestione dei processi aziendali (contabilità, collaborazione e messagistica, VoIP e fax, office automation, ERP, CRM, SCM, BI, e-Commerce, etc.).

Ciascuno di questi software è open source e non prevede costi di licenza, ma i costi nascosti di installazione configurazine e integrazione dei sistemi non sono da sottovalutare. L’idea di avere una suite già preconfezionata risolve la maggior parte dei problemi di integrazione, mentre il fatto di essere un prodotto italiano, allevia il problema delle configurazioni. Ad esempio i software gestionali sono personalizzati per rispettare le normative italiane.

Quindi lo sforzo di integrazione della suite può diventare un beneficio in termini di costi. Oltre a favorire la diffusione della cultura open source in Italia, questo progetto vuole rispondere alle esigenze delle realtà aziendali medio-piccole che non dispongono di grossi budget per i propri investimenti in IT ma che, non per questo, vogliono o possono perdere il treno dell’innovazione.

Tra gli applicativi open source integrati in JikiBloom troviamo:

SoftwareTipologia
CompiereERP
SugarCRMCRM
PentahoBusiness Intelligence
Zimbra Collaboration Suitecollaborazione e messaggistica
Asterisktelefonia VoIP
Hylafaxfax server
OpenOffice.orgelaborazione dati
Jboss Portalportal designing
PostgreSQLDB relazionale

Scendendo un po’ più sul tecnico l’integrazione dei diversi software è garantita da un Foundations Layer che ne stabilisce la piattaforma (sistema operativo solaris, Java Virtual Machine) ed un database comune (PostgreSQL), sul piano dell’integrazione viene messo in gioco un livello di Middleware composto dal framework basato su Java e dal’application server (Jboss).

Figura 1. Struttura della suite (fonte javaopenbusiness.it)

Struttura della suite (fonte javaopenbusiness.it)

Per garantire piena sicurezza, inoltre, le funzioni di virtualizzazione consentono alle componenti di essere eseguite in ambienti del tutto separati, e sempre con la possibilità di monitoraggio costante ed osservazione sistematica dei processi. Sul sito ufficiale è disponibile anche una demo, che consente di effettuare una prima valutazione.

A circa due anni dal suo debutto, il programma JOB ha già riscosso ampi successi e richiamato centinaia di partner (imprese e professionisti del settore, per la maggior parte software house e sviluppatori), nonché migliaia di utenti del portale Javaopenbusiness.it.

Senza contare il supporto costante della Community aperta, nata intorno alla piattaforma con l’obiettivo di contribuire a fare di JikiBloom una sorta di progetto in continua espansione che, con molta probabilità, nel breve periodo vedrà accanto a quella classica anche una nuova versione con servizi ‘a consumo’, con noleggio del software da remoto e tariffe a tempo.

Il fermento nato intorno a Java Open Business ha dato vita ad un vero e proprio network di esperti java che, condividendo risorse ed esperienze, finiscono per essere un formidabile team ‘interattivo’ a supporto delle aziende nel processo di implementazione dei nuovi applicativi open source. La community, inoltre, si occupa di aggiornare costantemente la suite, integrandone gli aggiornamenti grazie al middleware sviluppato all’interno di JikiBloom, che consente di mettere in relazione il database della suite (PostgresSQL) con le altre applicazioni open source.

Sono stati in molti a credere alle potenzialità della piattaforma applicativa creata dalle italiane ICTeam e Mayking, sia nel mondo d’impresa che della ricerca, pubblica e privata. E così, accanto a Sun Microsystems – l’azienda che ha maggiormente contribuito allo sviluppo della comunità open source, investendo in numerosi progetti OS – e al Ministero dell’Istruzione (Direzione Generale dei Sistemi Informativi), si sono schierate anche la Venice International University (Tedis Center), l’Università di Torino, Trento, Ferrara ed il Consorzio Ferrara Ricerche.

In virtù di tale coinvolgimento tutto nazionale, gli applicativi della piattaforma basata su standard e protocolli aperti rispondono già ai requisiti normativi locali e, soprattutto, sono modellati sulle reali esigenze del mercato italiano, con particolare riferimento ai consumi tipici delle piccole e medie imprese.

Secondo molti esperti, addirittura, la piattaforma JikiBloom potrebbe fungere da trampolino per il lancio di innovativi servizi e applicazioni a valore aggiunto per specifici settori industriali, tali da fare del software libero la chiave di lettura dell’innovazione IT made in Italy.

Quel che è certo, è che una piattaforma così completa senza neanche i tipici elevati costi di licenza può fare la differenza anche solo per Isv e sistem integrator italiani, che possono sviluppare soluzioni business in grado di fare concorrenza ai migliori software per la produttività aziendale disponibili sul mercato internazionale.

Sulla scia dei successi di JikiBloom e di applicativi a codice aperto come OpenOffice.org, sono nate nuove iniziative similari. Tra queste, una delle più importanti è quella che ha dato vita al pacchetto open source per PMI di Novell: Open Workgroup Suite Small Business Edition, in piena concorrenza con soluzioni small business proprietarie come, ad esempio, quelle di Microsoft (Windows Small Business Server). La piattaforma Novell si fonda sugli stessi principi di quella promossa da Sun, ossia scalabilità, interoperabilità, efficienza e bassi costi operativi. Basata su SUSE Linux Enterprise, la suite comprende elementi server e desktop tipicamente ad uso ufficio e azienda, ma tutti costruiti attorno al kernel Linux. Il pacchetto include Groupwise 7 (messaging), Open Enterprise Server 11 (file server, directory, server di stampa) e la suite OpenOffice 2.0.

Il software libero si propone come strumento di crescita e di innovazione tecnologica a servizio delle PMI e sembra inizare a dare i primi sostanziosi frutti. In un mercato sempre più agguerrito e competitivo, le PMI hanno sempre più spesso esigenze specifiche che non possono prescindere dall’ottimizzazione dei costi e dall’adozione di strategie a basso rischio. Questo significa, il più delle volte, dover adottare soluzioni innovative e complete, è vero, ma anche sostenibili.

Gli ostacoli atavici da superare sono sempre quelli legati alla scarsa ‘propensione tecnologica’ delle PMI italiane: secondo le cifre diffuse nei mesi scorsi dal centro Tedis, proprio in occasione della presentazione di JikiBloom, la piccola impresa continua a mostrare una certa diffidenza a introdurre in azienda sistemi innovativi, soprattutto se in ambito gestionale, dove l’assenza di software specifici sfiora il 65%.

Ad utilizzare applicativi open source sono attualmente il 16-20% delle PMI, un dato che cresce in maniera proporzionale con le dimensioni stesse dell’azienda. Eppure, sarebbero proprio le piccole realtà quelle che si avvantaggerebbero in misura maggiore delle soluzioni non proprietarie.

In questa ottica, JOB ha aperto la strada alla valorizzazione delle applicazioni in ambito OS dando vita ad un nuovo modello di sviluppo basato sulla condivisione di esperienze e conoscenze, che permette all’intero ecosistema IT di generare e beneficiare di reale innovazione grazie anche ad un nuovo modello di business – produzione e distribuzione open source, investimento distribuito, manutenzione garantita – capace di incrementare la produttività del tessuto micro-imprenditoriale e dare nuovo impulso all’ICT italiano, in virtù dell’adozione da parte delle PMI di una nuova generazione di soluzioni si misura, efficaci ma sostenibili.