Italia Digitale: bilancio 2016

di Filippo Vendrame

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Secondo l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, l’Agenda Digitale italiana è entrata nelle fasi più calde: il Governo ha nominato un commissario straordinario per accelerarne l’attuazione; dopo anni di tagli, gli investimenti sono tornati a crescere; , diversi interventi istituzionali puntano a riqualificare la PA; le Regioni hanno definito una strategia di attuazione della propria Agenda.

I progetti di infrastruttura su cui si è concentrata l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) stanno inoltre iniziando a produrre risultati concreti: a 7 mesi dall’avvio del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) sono state erogate oltre 130.000 identità digitali, che entro il 2018 potrebbero diventare 9 milioni; il Sistema dei pagamenti elettronici (PagoPA) conta 9.500 PA, 90 prestatori di servizi di pagamento e quasi 600.000 transazioni effettuate; l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) è stata sperimentata in 26 comuni pilota con circa 6,5 milioni di cittadini coinvolti.

Nel contempo, è partito il piano sulla banda ultra larga: l’Italia è ancora tra gli ultimi Paesi in Europa per copertura di banda larga fissa, con solo il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete ad almeno 30 Mbps nel 2015, ancora lontana dagli obiettivi posti da Europa e Governo. Ma siamo il Paese europeo con il miglior tasso di crescita nella copertura a 30 Mbps dal 2014 (+115%).

Nonostante importanti passi avanti e i tanti sforzi compiuti da Governo, AgID, PA e privati, l’Italia è ancora solo 25esima su 29 Paesi europei censiti dal Digital Economy and Society Index (DESI), l’indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale in Europa, con forti ritardi da recuperare su diversi indicatori.

E si scopre che i Paesi europei che hanno fatto balzi in avanti nella loro trasformazione digitale sono anche quelli che crescono maggiormente da un punto di vista economico, sociale, industriale e nella lotta alla corruzione. Per avanzare su questi fronti l’Italia deve investire in competenze digitali e digitalizzazione delle imprese.