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Il lato oscuro della consumerizzazione IT in azienda

di Tullio Matteo Fanti

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I Responsabili IT non sono pronti a gestire il proliferare delle piattaforme e dei dispositivi mobili sul posto di lavoro: i numeri più preoccupanti della consumerizzazione IT nelle aziende.

Il ruolo dei professionisti IT è mutato drasticamente negli ultimi anni, rivoluzionato dal proliferare dei dispositivi mobili in azienda, anche personali come nel caso del BYOD, e dagli strumenti di connessione remota.

Un cambiamento che però rischia di rendere sempre più difficile il ruolo dei manager IT, alle prese con piattaforme di elaborazione sempre più aperte e variegate.

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Lo ha confermato la recente ricerca “The new mobile workforce: is it keeping up?”, realizzata da LANDesk Software, da cui emerge anche un altro dato: i responsabili IT faticano ad adeguandosi alla rapida evoluzione della nuova forza lavoro mobile.

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Il 44% degli intervistati ha dichiarato che parte dei dipendenti lavora in remoto, mentre il 77%  utilizza sul lavoro smartphone e tablet personali.

Nel 96% dei casi i dipendenti d’azienda arrivano a utilizzare 2 o più dispositivi mobili sul posto di lavoro, ma solo il 75 % dei manager IT sa gestirli in un quadro efficiente di consumerizzazione dell’IT.

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Un divario che mostra come gli utenti adottino dispositivi più velocemente di quanto i responsabili IT siano capaci di gestirli e che sottolinea la necessità di un cambiamento.

Un altro dato preoccupante: il 54% non ha attuato alcuna strategia per la sicurezza dei dispositivi mobili e il 37% lamenta ogni mese oltre 10 incidenti causati da malware.

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«L’IT è a un punto di svolta fondamentale e l’utilizzo della tecnologia da parte dell’utente finale non sarà mai più come prima», dichiara Steve Workman, vicepresidente di LANDesk.

«Sono finiti i giorni in cui si forniva e manteneva una sola piattaforma di elaborazione, in cui gli ambienti di lavoro erano chiusi e i sistemi di produzione imposti. Le risposte che abbiamo raccolto da un campione di professionisti e amministratori IT hanno evidenziato la natura radicale di questa svolta e sottolineato l’urgenza di un cambiamento».