Micro Focus: dati aziendali mal protetti

di Tullio Matteo Fanti

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Secondo Micro Focus International le aziende che gesticono dati di clienti e partner tendono a non intraprendano i passi necessari per assicurare la protezione delle informazioni in occasione dei processi di collaudo

Da una ricerca promossa da Micro Focus e condotta da Ponemon Institute su 1.350 professionisti, emerge come le aziende mettano a rischio le informazioni riservate dei loro clienti nel corso dei processi di collaudo, senza preoccuparsi di proteggerlein maniera appropriata.

Le imprese interessate dalla ricerca hanno sperimentato nel 79% dei casi almeno una violazione dei database interni negli ultimi 12 mesi; ciononostante, il 70% di esse ancora non dispone di misure di sicurezza adeguate a cifrare i dati nel corso dei loro test.

I dati sensibili, la cui sicurezza viene spesso messa a repentaglio, includono nella maggior parte del casi dati su clienti, dipendenti e carte di credito, oltre a presentare informazioni riservate nel corso dello sviluppo e dei test applicativi.

Quanto spesso la sicurezza di tali dati viene messa a repentaglio? Il 64% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarli settimanalmente nel corso dei test effettuati, mentre il 90% lo farebbe su base mensile.

Nonostante l’alto rischio e le numerose violazioni registrate, le aziende non sembrano essere interessate ad intraprendere i passi necessari per assicurare protezione: solo il 7% del campione ritiene infatti l’ambiente di collaudo e sviluppo più protetto rispetto agli ambienti di produzione.

Una situazione quindi anomala, che rischia di penalizzare le aziende, soprattutto in un clima economico difficile come quello attuale, come spiegato da Stuart McGill, Chief Technology Officer (CTO) di Micro Focus.

«Le aziende devono quindi agire immediatamente per implementare le funzionalità di mascheramento dei dati necessarie a garantire la perfetta protezione delle informazioni nel corso delle procedure di sviluppo e test delle applicazioni».