Policy di sicurezza, gap tra aziende e impiegati

di Chiara Bolognini

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In base allo studio Cisco, il 77% delle aziende intervistate attua politiche di sicurezza ma gli impiegati spesso non le rispettano o le ignorano

In tempi in cui le distinzioni spaziali tra casa e ufficio si fanno sempre più sottili e molti impiegati utilizzano applicazioni collaborative e dispositivi mobili, si fa ancora più vivo il problema della sicurezza soprattutto per i rischi connessi al data leakage.

È quanto emerge dalla ricerca commissionata da Cisco e condotta da InsightExpress, e di cui sono ora stati diramati gli ultimi dati, ossia quelli relativi alla seconda fase dello studio.

I dati emergono dalle interviste sul tema della policy di sicurezza aziendale effettuate a oltre 2.000 impiegati e professionisti IT di 10 paesi: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Giappone, Cina, India, Australia e Brasile.

In base allo studio, la maggior parte delle aziende (77%) ha attuato delle policy di sicurezza ma, anche nel caso in cui le aziende abbiano implementato delle policy, gli impiegati spesso non le rispettano o, ancora peggio, le ignorano.

Più esattamente, il 50% degli impiegati intervistati ha ammesso di non aderire alle policy di sicurezza aziendale. La percentuale più elevata si registra in Francia con l’84% di impiegati che hanno ammesso di non rispettare le policy, occasionalmente o costantemente. Migliore la situazione in Italia, dove il 46% degli intervistati ha ammesso di non aderire alla policy.

Tra i fattori che influenzano le decisioni che spingono gli impiegati ad aderire o meno a tali policy lo studio ne individua sei: consapevolezza, comunicazione, aggiornamenti, imparzialità, non conformità.

Alla base di tutto, c’è, però l’esigenza di una comunicazione corretta ed efficace da parte dei dipartimenti IT e uno sforzo ulteriore per ridisegnare le policy in modo da soddisfare le reali esigenze delle aziende e degli impiegati.