Wi-Fi? Aziende poco attente alla sicurezza…

di Claudio Mastroianni

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Secondo uno studio condotto da KPMG sono ancora poche le compagnie che usano il protocollo 802.1x: colpa della mancanza di informazioni, ma anche dei costi di aggiornamento

La sicurezza delle reti wireless continua a non essere tenuta in grossa considerazione a livello aziendale. A dimostrarlo sarebbe uno studio condotto da Robert Lamprecht, consulente esperto di KPMG, fra le più note nel settore business.

Secondo l’analisi di Lamprecht, infatti, solo poche fra le centinaia di società analizzate utilizzerebbe il protocollo di sicurezza 802.1x, uno fra i più sicuri nel campo delle connessioni wi-fi.

Una maggiore protezione sottolineata anche dallo stesso Lamprecht: «Con l’802.1x, gli utenti non autorizzati non sono in grado di accedere al network. Senza di esso, si diventa invece vulnerabili a tutti quei malintenzionati che potrebbero entrare nella rete e sottrarre informazioni». Una caratteristica fondamentale per un’azienda, quindi, soprattutto in considerazione dei sempre più frequenti scandali riguardanti fughe di dati sensibili.

Perché così poco interesse da parte delle compagnie mondiali? Secondo l’esperto di KPMG, una delle principali cause sarebbe da riscontrarsi nella percezione errata di quella che è la sicurezza della propria rete aziendale, considerata sufficientemente protetta dalle normali chiavi di accesso WEP o WPA.

Ad aggravare le cose concorrerebbe anche il costo – in parte eccessivo – necessario per adeguare le proprie infrastrutture di rete a questo nuovo protocollo di sicurezza, cosa che spingerebbe i manager a ritardarne l’introduzione.

La soluzione sarebbe da ricercare, secondo Lamprecht, negli applicativi. Software di gestione delle reti che negli ultimi mesi stanno diventando più efficaci e semplici da usare ma poco integrati fra loro, costringendo le compagnie a usarne più d’uno con ripercussioni in termini di praticità. Ciò che si auspica, quindi, è in un applicativo che riesca a riassumere in sé le funzioni di tutti gli altri: uno strumento che «probabilmente si vedrà entro i prossimi tre anni».