Sanità, Hucare: il valore della comunicazione

di Stefano Pierini

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Il progetto Hucare prevede un?accoglienza professionale e un supporto informativo, anche con strumenti multimediali, che può alleggerire lo stress nell?affrontare le malattie tumorali per i pazienti e per i familiari.

Un punto informativo e di supporto all’interno dell’ospedale dedicato ai pazienti oncologici. E’ uno degli elementi del progetto Hucare, HUmanization of CAncer caRE, coordinato da Rodolfo Passalacqua, direttore del settore oncologico dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona. Si tratta di una delle diverse sperimentazioni relative a un aspetto particolarmente importante e delicato delle cure tumorali: la comunicazione con il paziente.

Una diagnosi tumorale può comportare notevoli problemi relazionali e psicologici nel malato, nei suoi familiari e nella struttura sanitaria in cui è ricoverato.

Si parla di umanizzare la cura ma in realtà si tratta di comunicare sotto le diverse forme professionali e parentali l’amore per quella vita, proprio in quello stadio.

Per questo la ricerca si concentra anche sulle metodologie per comunicare con familiari e pazienti.

I punti di supporto informativo in ospedale si chiamano Pis, sono ricchi di pubblicazioni e di notizie utili a comprendere le patologie e sono ricchi anche di privacy. Il paziente può colloquiare con infermieri appositamente formati. 

La sperimentazione, che ha utilizzato specifici finanziamenti del ministero della Salure, prosegue da quattro anni e ha portato alla formazione di un gruppo di esperti, che in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica ha coinvolto 29 strutture e oltre 700 professionisti (sul sito hucare l’elenco degli istituti). Il progetto, finanziato dal ministero della Salute e dalla Regione Lombardia e con il concorso di Novartis, prevede un iter con 5 aree di intervento:

  • Formazione sia del personale medico che infermieristico sulla comunicazione.
  • Applicazione di un percorso specifico e standardizzato per i nuovi pazienti.
  • La possibilità da parte del malato di fare le domande al medico oncologo che spesso per paura non si fanno ma che invece possono, visti i risultati in molte patologie, determinare positive reazioni psicologiche.
  • Assegnazione ad ogni paziente di un infermiere “formato”.

    Verifica dello stato di depressione tramite compilazione di un questionario e se è il caso, consulenza psicologica.

Delle 29 strutture, in gran parte lombarde, 22 hanno compiuto questo percorso, migliorando notevolmente l’accoglienza e attutendo l’ansia dei malati.

Anche il punto informativo e di ascolto ha subito degli adattamenti, in quanto da semplice luogo di biblioteca, ora si sta dotando di strumentazione multimediale, con accesso a internet e banche dati.

I risultati di questa attenzione al malato con nuove professionalità hanno determinato una miglior capacità di sostegno anche da parte dei familiari che ora possono dialogare con il loro caro, sapendo che c’è al loro fianco personale che sa come rispondere, evitando comportamenti che, seppur dettati dall’affetto, a volte creano sfiducia nel paziente.