Domotica: best practice in Friuli Venezia Giulia

di Stefano Pierini

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La Regione ha investito cinque milioni di euro in progetti di ricerca industriale per la domotica. Focus sull'assistenza ai disabili. Fra i progetti in corso, Re-Freedom, a Udine, per l'abitabilità, e Easy Mob, per facilitare gli spostamenti.

Il termine domotica deriva dal latino domus che significa “casa”. Il concetto essendo collegato ad attività interdisciplinari si presta a molteplici applicazioni. Sono diverse le pubbliche amministrazioni italiane che investono in questo settore. In Friuli Venezia Giulia ci sono progetti per l’abitabilità dei disabili o per gli spostamenti, ad esempio in luoghi particolarmente affollati.

Le iniziative che abbiamo recentemente analizzato in corso nelle Marche, dove davanti alla crisi del distretto industriale del fabrianese si cerca di rilanciare il territorio con un polo della domotica, fanno riferimento alla “casa intelligente”.

In molti altri casi finora l’attenzione è stata rivolta allo star bene in casa, computerizzando il funzionamento dei principali elettrodomestici, all’essere tranquilli e in sicurezza quando si è magari fuori ma, in considerazione della crisi del welfare e le scarse risorse degli Enti locali sul sociale, si stanno proponendo e attuando progetti che fanno della domotica un’opportunità anche per servizi collegati all’assistenza domiciliare di malati cronici e disabili.

In ciò la Regione Friuli Venezia Giulia ha investito cinque milioni di euro in grandi progetti di ricerca industriale in ambito domotico. In un recente convegno organizzato da Friuli Innovazione, struttura nata nel 1999 e promossa da Università di Udine, Associazione degli Industriali della Provincia di Udine, Centro Ricerche Fiat, Agemont, Unione degli Industriali di Pordenone e Fondazione CRUP, con l’obiettivo di favorire la collaborazione tra l’Università e il sistema economico friulano, si è evidenziato come sia socialmente rilevante il problema dell’assistenza ai malati da parte delle badanti. Dall’analisi riportata in tale manifestazione, risulterebbe che circa 15mila persone necessiterebbe di tale servizio con i noti problemi, collegati alla professionalità, all’irregolarità e ai costi che le famiglie sostengono e che hanno difficoltà a mantenere.

La comunità scientifica friulana propone, in collaborazione con le strutture pubbliche, di poter sviluppare i progetti attraverso i bandi del VII Programma Quadro di Ricerca e dei cofinanziamenti previsti dal FESR (fondo europeo di sviluppo regionale).

Già comunque è operativo il progetto RE-FREEDOM, che sotto la regia del comune di Udine prevede l’allestimento di due appartamenti di proprietà pubblica, con l’utilizzo della domotica, approntati uno per disabili motori e l’altro per i disabili cognitivi. Tale sperimentazione può anche fare da modello per nuove modalità del costruire, che oltre alle ormai consolidate tecniche di risparmio energetico possono anche prevedere tecnologie tipo user-friendly, in quanto i servizi alla persona, con l’aumento della durata della vita e la doverosa attenzione al vivere quotidiano dei disabili, determineranno il valore delle nuove abitazioni.

Un’altra iniziativa friulana è il progetto “Easy mob” che ha come target le persone che hanno difficoltà a muoversi, o ad orientarsi, magari in luoghi chiusi (ospedali, scuole, ecc..) e particolarmente affollati. Le sperimentazioni in atto, basate su trasmettitori e ricevitori a infrarossi, consentono di guidare le persone in ambienti complessi, fornendo indicazioni sulla logistica interna, sulla presenza di eventuali ostacoli e sui servizi dell’ambiente in cui si trovano. Oggi le applicazioni ai cellulari possono far diventare questo strumento un ottimo ausilio sociale.

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