Germania, il Ministero degli Esteri si converte all’open source

di Giulia Gatti

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Per contenere i costi, il Ministero degli Esteri tedesco sarà dotato di computer che lavoreranno con sistemi open source Linux. Al momento già più di metà delle postazioni nel ministero girano su Linux

L’annuncio, e in parte la conferma, arriva direttamente dal Ministero degli Esteri tedesco: circa 11mila computer, pari ad altrettante postazioni presenti in Germania e in tutto il mondo, tra ambasciate e consolati, saranno convertiti a Linux e al software open source. Il Ministero ha in realtà già completato più di metà del passaggio ed il motivo principale è quello del contenimento dei costi.

Rolf Schuster, diplomatico dell’ambasciata tedesca a Madrid e responsabile del settore IT del Ministero, durante una conferenza sugli standard open tenutasi a Malaga ha spiegato che «Il Ministero degli Esteri tedesco ha computer in molti posti, anche estremamente lontani. Il costo di queste postazioni è di circa mille euro all’anno, molto più basso degli altri ministeri, che mediamente spendono più di 3000 euro per ogni pc desktop all’anno».

Circa metà delle 230 ambasciate e consolati tedeschi in tutto il mondo hanno iniziato o completato il passaggio al nuovo standard open. Anche se, come racconta Schuster, la scelta non è stata priva di difficoltà, come nel caso dell’ambasciata tedesca in Giappone:«I nostri sviluppatori non conoscono il giapponese, e questo fa sì che non capiscano fino in fondi certi problemi: abbiamo dovuto rivolgerci ad uno sviluppatore in Giappone affinché ci aiutasse a risolvere alcune difficoltà che avevamo con Open Office». Comunque il successo della conversione è tangibile, visto che «Le ambasciate in Giappone e in Corea lavorano esclusivamente su software open, ed anche l’ambasciata a Madrid ha tutte le postazioni dotate di Linux dall’ottobre dello scorso anno».

Un altro ostacolo proveniva dagli stessi esperti IT del Ministero, che inizialmente apparivano scettici rispetto all’introduzione di sistemi open, soprattutto perché «Non sapevano molto di Linux e Open Source – ha spiegato Rolf Schuster – e abbiamo dovuto aiutarli a cambiare prospettiva, grazie ad un corso full immersion sui server Linux e su Apache, così che potessero scoprire come funzionano».

Ci sono voluti circa cinque anni per completare il passaggio, avviato nel 2004, sull’onda del successo e del risparmio garantito dal passaggio all’open source in tutta l’infrastruttura back end delle sedi del Ministero, che è invece cominciato nel 2001.