I-card, la carta d’identità per Internet

di Lorenzo Gennari

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Dagli Stati Uniti la proposta di creare un codice digitale personale da associare ad ogni utente di Internet. In questo modo i dati personali dei navigatori sarebbero affidati ad un unico soggetto

Un consorzio costituito da Google, Microsoft, Oracle, Novell, PayPal e Equifax ha avanzato la proposta di istituire una carta di identità elettronica (i-card) per i tutti i webnauti (all’inizio sarebbero interessati dall’iniziativa solo quelli americani).

I dati degli utenti web verrebbero gestiti da un soggetto unico, la Information card foundation, un’organizzazione simile all’ente internazionale per l’assegnazione degli indirizzi Ip e dei domini internet (ICANN). Il punto di forza della proposta starebbe proprio nell’acquisizione unica e definitiva dei dati personali, eliminando l’obbligo per i navigatori di trasmetterli continuamente e a più soggetti.

Capita a molti, infatti, di registrarsi a diversi siti di e-commerce o ad altri servizi via internet sia della Pubblica Amministrazione che di privati, a forum o a comunità web inserendo i propri dati anagrafici. Il numero di soggetti che entrano in possesso dei dati degli utenti è perciò molto elevato.

Gli internauti che accetteranno di farsi assegnare una i-card non saranno più costretti, in questo modo, a usare una password o ad effettuare una registrazione ogni volta che vorranno effettuare una transazione sul web, perché la loro identità digitale sarà verificata dalla Information card foundation.

I sostenitori dell’i-card sono convinti che le transazioni su internet diverrebbero inoltre più sicure, ma il dibattito aperto sui giornali statunitensi ha messo in risalto anche i dubbi di chi pensa che si tratti solo dell’ennesimo pretesto per monitorare le abitudini degli utenti.

Una proposta simile era già stata avanzata da gruppi come Identity Commons, OpendId e W3C (quest’ultimo ha tra i fondatori Tim Barnes-Lee, uno dei due inventori del world wide web). In quei casi però si trattava di associazioni no profit indipendenti dai colossi del web, a differenza dell’Information Card Foundation, nel cui consiglio di amministrazione – stando al blog “Micrososft Watch” di eWeek, giornale online dedicato alla notizie sul mondo delle telecomunicazioni – siederebbero molti personaggi vicini a Bill Gates.