Telelavoro, firmato protocollo d’intesa

di Anna Nosari

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Iniziative e politiche comuni per sviluppare il telelavoro sono alla base dell'accordo siglato da Regione Lombardia, Anitec e Confindustria lombarda.

Anche in termini di produttività il telelavoro viene visto positivamente, sia pure in presenza di qualche timore per possibili conseguenze sulla propria carriera, che potrebbe essere compromessa da un deficit di visibilità e da un minor senso di appartenenza all’azienda. Favorita, però, l’efficienza, con una maggiore concentrazione e la riduzione di inutili tensioni sul posto di lavoro.

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Sul fronte dei benefici per i lavoratori emergono, in primo luogo, il risparmio di tempo e denaro per gli spostamenti, con ricadute positive anche sull’inquinamento e sulla congestione del traffico, e un miglioramento generale della qualità della vita. Quasi sette lavoratori su dieci sarebbero perciò pronti a prendere in serie considerazione una proposta di lavoro “teleflessibile” e, tra questi, uno su cinque la accoglierebbe con grande entusiasmo, soprattutto giovani, laureati, residenti nelle regioni del Nordest e lavoratori dipendenti.

La diffusione del telelavoro, naturalmente, non può prescindere dalla definitiva implementazione della connessione a larga e larghissima banda, mentre l’Italia si trova ancora, secondo i recenti dati Ocse, al 24° posto, ben lontana dagli altri Paesi europei.

Il telelavoro è una modalità interessante che, soprattutto nell’attuale contesto di un’economia che ancora fatica a riprendersi dalla crisi, si propone come un approccio efficace per conseguire significativi vantaggi“, ha osservato Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia, che ha poi sottolineato: “Soffriamo di un ritardo tecnologico che deve essere colmato. La Regione Lombardia sta cercando di affrontare la situazione con la predisposizione di un piano che completi la diffusione della banda larga e ultra larga nei prossimi anni.”

La firma di questo protocollo, secondo il presidente di Anitec Cristiano Redaelli, potrebbe aprire la strada al raggiungimento degli obiettivi posti a livello europeo dall’Agenda Digitale. Inoltre, resta qualche difficoltà da superare anche sul piano normativo: “L’implementazione del telelavoro in Italia incontra oggi obiettive difficoltà normative, che comportano una carenza di tutela per le imprese e per il lavoratore“, conclude Redaelli.

Si dovrà pertanto studiare una qualche forma di incentivo sia per le imprese che per il lavoratore, senza il quale è illusorio pensare che il telelavoro possa diffondersi su larga scala nel nostro Paese“.