ICT e Pubblica Amministrazione, prospettive e soluzioni

di Valentina Sacchetti

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Sviluppo professionale e formazione ICT continua e mirata. Queste le nuove prospettive per il rilancio della PA

Negli ultimi anni, la spinta alla riorganizzazione e all’informatizzazione dei servizi nella PA ha rafforzato la domanda di formazione continua del personale dipendente, imponendo tempi rapidi di crescita e di sviluppo professionale. Le Amministrazioni locali stanno cambiando. Vero è che l’Italia sconta un ritardo storico, ma sta pian piano recuperando il gap con gli altri Paesi europei. Lo sviluppo delle ICT avvenuto in questi anni presuppone un incremento delle competenze e dell’indipendenza operativa del personale nella PA, permettendo all’amministrazione di poter formare o acquisire personale con competenze tecniche specifiche, in grado di operare modifiche e implementazioni ai relativi software in uso senza il coinvolgimento di fornitori esterni.

Così facendo verrebbero valorizzate le capacità degli addetti interni che potrebbero progredire nell’acquisizione di conoscenza e professionalità. Ma spesso ciò non accade, poiché le amministrazioni, non avendo personale con le necessarie competenze tecniche, sono costrette a rivolgersi ad aziende esterne. Regioni, Province, Comunità montane e Comuni sono impegnati da anni in un ambizioso processo di modernizzazione. Si tratta di usare in modo più razionale le risorse lavorative, migliorare l’efficienza e ridurre i costi di funzionamento. Un processo che rientra in quello più ampio di trasformazione della PA. L’informatizzazione delle Amministrazioni locali rappresenta un punto nevralgico di questo cambiamento.

Un’opportunità unica per molti operatori Ict che intendono accrescere il proprio business. Secondo il Rapporto Netics 2008 su “La spesa ICT nelle Regioni e Province Autonome”, ci sono regioni come la Lombardia e il Veneto dove gli interventi strutturali sono stati in larga misura finanziati da privati e dove ha meno senso un robusto intervento pubblico. Altre, come il Lazio, hanno investito molto per la riduzione del digital divide. Anche in questo caso è il Sud a preoccupare: la Puglia e la Calabria hanno finanziato l’informatizzazione con fondi europei, ma non hanno ancora avviato piani di innovazione. Caso limite, la Basilicata che soffre di un gap oggettivo pur in presenza di forti investimenti pubblici. Nelle Marche e in Umbria l’Ibet è sotto lo zero. Si tratta di zone ad avanzata di industrializzazione, dove le amministrazioni ancora non hanno reperito risorse ad hoc per l’IT.

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