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Smart Working nella PA: ecco le nuove linee guida Brunetta

di Redazione PMI.it

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Smart working nella PA, presentate le Linee Guida: principi e regole comuni ma anche opzioni individuali per un lavoro agile o da remoto in sicurezza.

Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha illustrato ai sindacati le nuove linee guida sullo smart working per i dipendenti della PA dopo il rientro al lavoro, che ha interessato circa 700mila dipendenti pubblici posti in lavoro agile a causa della crisi Covid, applicando dunque una procedura semplificata e temporanea.

Nelle more della definizione dei rinnovi e dunque della regolazione del lavoro agile nei contratti, ma anche dell’approvazione entro il 31 gennaio dei Piani integrati di attività e organizzazione (Piao), pensiamo sia utile per le 32mila amministrazioni italiane poter contare su linee guida sullo smart working che anticipino ciò che sarà previsto nei contratti. Linee guida su cui chiediamo le vostre osservazioni e che poi invieremo alla Conferenza Unificata.

Adesso, come ampiamente annunciato, è tempo di una regolamentazione strutturale e ragionata, basata su principi comuni ma poi declinata dalle diverse amministrazioni secondo le diverse esigenze.

Linee guida per il Lavoro Agile nella PA

Il primo capitolo delle Linee Guida sullo Smart Working nel pubblico impiego richiamano i medesimi principi posti alla base del rinnovo contrattuale (che al  omento riguarda ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, ossia le “Funzioni centrali” ) ma in più enunciano i presupposti senza i quali non sarà applicabile il lavoro agile.

Il secondo capitolo illustra invece le condizioni pratiche per l’accesso alla prestazione lavorativa in forma agile, che rimanda al datore di lavoro la fornitura di tutta la dotazione informatica necessaria, anche allo scopo di garantire la necessaria sicurezza:

  • si deve fornire il lavoratore di idonea dotazione tecnologica;
  • per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro;
  • il datore di lavoro deve prevedere apposite modalità per consentire la raggiungibilità delle proprie applicazioni da remoto;
  • in nessun caso può essere utilizzato un’utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio.

Per quanto concerne l’orario di lavoro, si entra nel vivo del vero e proprio lavoro agile. La contropartita per la flessibilità concessa sarà il raggiungimento di obiettivi individuali, nei quali sono previste schede obiettivo con i compiti da svolgere, il calendario delle attività e la quota di lavoro agile da coprire. In base alle Linee Guida, lo smart working nella PA sarà dunque svolto:

senza un vincolo di orario nell’ambito delle ore massime giornaliere e settimanali previste dai contratti nazionali.

La cosiddetta fascia di inoperabilità garantirà poi il diritto alla disconnessione nell’arco di tempo garantito per contratto (11 ore ore di riposo consecutive). Come già anticipato, inoltre, si potranno utilizzare anche permessi orari ma non indennità di straordinario, trasferta, rischio o disagio.

L’alternativa: lavoro da remoto

Si potrà anche optare per un semplice “lavoro da remoto”, ossia una differente scelta della sede di lavoro (casa o coworking) ma non i medesimi obiettivi ed obblighi in presenza, nonché orari. Una strada percorribile soltanto se si adotta un modello ibrido, alternando cioè il lavoro da remoto con quello in ufficio.